Christine Lagarde, 65 anni, presidente Bce
Christine Lagarde, 65 anni, presidente Bce
di Elena Comelli Christine Lagarde lancia l’allarme sull’inflazione, ma la Bce non tirerà il freno dei tassi per non intralciare la ripresa. La corsa dei prezzi "è aumentata più di quanto avevamo previsto a settembre, attestandosi al 4,1% in ottobre" e "occorrerà più tempo di quanto originariamente atteso" perché rallenti, ha detto la presidente della Banca Centrale Europea, in audizione alla commissione Problemi economici del Parlamento europeo, presieduta da Irene Tinagli. Lagarde ha fatto il punto sulle prospettive...

di Elena Comelli

Christine Lagarde lancia l’allarme sull’inflazione, ma la Bce non tirerà il freno dei tassi per non intralciare la ripresa. La corsa dei prezzi "è aumentata più di quanto avevamo previsto a settembre, attestandosi al 4,1% in ottobre" e "occorrerà più tempo di quanto originariamente atteso" perché rallenti, ha detto la presidente della Banca Centrale Europea, in audizione alla commissione Problemi economici del Parlamento europeo, presieduta da Irene Tinagli. Lagarde ha fatto il punto sulle prospettive dell’area euro per i prossimi mesi, in vista della riunione del comitato direttivo di dicembre, nella quale Francoforte prenderà decisioni sul dopo Pepp, il programma di acquisto di titoli di Stato dei Paesi Ue da 1.850 miliardi lanciato a marzo 2020 per fronteggiare l’emergenza Covid. Lagarde al termine del consiglio direttivo di fine ottobre aveva spiegato che era sua "opinione che il Pepp si concluderà a fine marzo 2022" e "quello che verrà poi sarà dibattuto nel prossimo meeting di dicembre". Per Lagarde, però, non è ancora il momento di cambiare le condizioni di finanziamento. "Riguardo ai tassi di interesse ufficiali, abbiamo spiegato chiaramente le tre condizioni che devono essere soddisfatte prima che i tassi inizino a salire. Nonostante l’attuale balzo dell’inflazione, le prospettive a medio termine rimangono contenute e quindi è molto improbabile che il prossimo anno vengano soddisfatte queste tre condizioni", ha detto Lagarde.

Gli acquisti di asset nell’ambito del programma per l’emergenza pandemica "continuano a salvaguardare condizioni di finanziamento favorevoli per tutti i settori dell’economia", ha spiegato e "in un momento in cui il potere d’acquisto è già ridotto dall’aumento delle bollette dell’energia e del carburante, un indebito inasprimento delle condizioni di finanziamento non è auspicabile e rappresenterebbe un ingiustificato ostacolo alla ripresa".

Le prospettive dell’area euro, comunque, sono buone. L’attività economica ha continuato a registrare una forte ripresa nel terzo trimestre: la crescita trimestrale si è attestata al 2,2% e il Pil dell’eurozona dovrebbe ancora superare il livello pre-pandemia verso la fine dell’anno. "Dopo la grande crisi finanziaria, il Pil dell’area euro ha impiegato sette anni per tornare ai livelli pre-crisi", ha osservato Lagarde. "Questa volta, grazie alle risposte forti e combinate di politica fiscale e monetaria, prevediamo che supererà il livello pre-pandemia in meno di due anni. Allo stesso tempo, la dinamica della crescita si sta in una certa misura moderando a causa delle strozzature dell’offerta e dell’aumento dei prezzi dell’energia".