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21 mag 2022

Le spiagge fanno gola agli stranieri. Allo studio concessioni balneari a ostacoli

Dagli indennizzi ai bandi: partiti e associazioni propongono correttivi per salvare l’italianità degli stabilimenti

21 mag 2022
antonio troise
Economia
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Il nodo concessione balneari
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Il nodo concessione balneari

Le grandi multinazionali del turismo hanno già messo gli occhi sulle perle costiere italiane, da Capri a Positano, da Rimini a Venezia, dalla Sicilia alla Toscana. Dal 2024, infatti, potrebbero finire sul mercato le oltre 26mila concessioni balneari che, attualmente, sono controllate da soggetti italiani. Un giro di affari stimato, per difetto, sui 15 miliardi di euro. Cifre che naturalmente fanno gola a tutti i giganti del settore. Nessun vincolo tricolore Il disegno di legge sulla Concorrenza non prevede nessun vincolo "tricolore" sulla liberalizzazione delle concessioni dal 2024. Né potrebbe essere altrimenti per un provvedimento pensato e promosso nel segno delle regole comunitarie. Il risultato è che dall’anno prossimo tedeschi, francesi, olandesi e perfino cinesi, potranno venire a gestire arenili e lidi anche nei posti più esclusivi e ricercati al mondo. Vero che anche gli italiani potranno fare lo stesso. Ma nello scambio, probabilmente, abbiamo tutto da perderci, considerando le bellezze uniche del Belpaese. Dobbiamo rassegnarci a veder sventolare la bandiera tedesca a Punta Tragara a Capri o quella cinese sulla Costa Smeralda? Il rischio è tutt’altro che remoto. Tanto che partiti e associazioni di settore stanno studiando una serie di correttivi. Ecco le principali ipotesi sul tappeto. La mappatura Il governo prevede di fare una mappatura di tutte le concessioni da mettere a gara. L’operazione potrebbe essere accompagnata da un censimento degli investimenti effettuati dagli attuali titolari di concessione, compreso il residuo ancora da realizzare. In questi casi potrebbe esserci una proroga della gara per coprire il periodo da ammortizzare. Gli indennizzi L’idea è semplice: dare un valore agli investimenti materiali e immateriali fatti dagli imprenditori che attualmente gestiscono gli arenili che verrebbero poi risarciti in sede di gara. Sarebbe una semplice partita di giro, a costo zero per lo Stato e che finirebbe anche per rendere più ricco ...

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