di Andrea Ropa

Le farmacie in aiuto ai medici nella campagna di vaccinazione anti-Covid che partirà a breve. Più che un’idea, potrebbe essere questa la soluzione più efficace al problema della scarsità dei punti di somministrazione e delle loro prevedibili disfunzioni. "Anche se vediamo il vaccino come una prima luce in fondo al tunnel della pandemia, sappiamo già che non sarà di facile gestione. Noi possiamo dare una mano e siamo pronti a fare la nostra parte" assicura Domenico Laporta (nella foto tonda), amministratore delegato del gruppo Admenta-LloydsFarmacia. Attivo da oltre 20 anni nel Centro-Nord Italia, si tratta del più grande network di settore nel nostro Paese, con oltre 260 tra farmacie e parafarmacie e più di 1.300 risorse umane impegnate.

Quale ruolo possono giocare le farmacie nella somministrazione dei vaccini, in particolare di quello anti Covid?

"In una situazione di crisi sanitaria come quella attuale è emersa un’evidente contraddizione del sistema: da un lato si raccomanda alla popolazione di vaccinarsi contro l’influenza stagionale, dall’altro i cittadini si sono trovati di fronte a palesi disfunzioni nella distribuzione e nella somministrazione. C’è quindi il fondato timore che, una volta disponibile il vaccino anti-Covid, il sistema non sia in grado di fornire una copertura capillare e tempestiva. Poter contare sui farmacisti renderebbe possibile incrementare i punti di somministrazione, raggiungere più facilmente la popolazione e ridurre i tempi di attesa".

Ma il farmacista non si sovrapporrebbe alle competenze specifiche del medico?

"No, semmai andrebbe a supportare il medico, notificando immediatamente l’attività svolta e fornendo dati, comprese eventuali reazioni avverse alla vaccinazione. Il ricorso alle farmacie territoriali, dotate di strutture idonee per la somministrazione di vaccini, potrà rappresentare un ulteriore canale per raggiungere gli obiettivi ideali di copertura fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità".

Vi sono esperienze del genere a livello nazionale?

"In Emilia-Romagna, per esempio, si è sperimentato un nuovo ruolo delle farmacie per l’erogazione dei test sierologici. È la concreta testimonianza delle potenzialità di un maggiore coinvolgimento delle farmacie in attività di prevenzione".

E a livello europeo?

"I farmacisti esercitano già un ruolo attivo nella somministrazione dei vaccini in Francia, Germania, Regno Unito, Irlanda, Grecia, Portogallo, Danimarca e Norvegia. E questo accade con la piena soddisfazione dei cittadini. Noi guardiamo a questa evoluzione come a una concreta opportunità di contribuire a ridurre i rischi di malattia, ospedalizzazione, contagio, complicanze e mortalità".

Dunque si sta andando verso un modello di farmacia 2.0?

"Può trattarsi dell’inizio di un nuovo percorso che vede la farmacia come parte più integrante del sistema di prevenzione e cura sul territorio. La convinzione che le farmacie debbano essere parte attiva delle campagne vaccinali prende le mosse dall’idea che i cittadini già le vivono come la naturale porta d’accesso al Sistema Sanitario Nazionale. Già oggi la farmacia è espressione di una professionalità capace di offrire servizi di consulenza, monitoraggio della terapia farmacologica, partecipazione a programmi di prevenzione e campagne orientate al miglioramento degli stili di vita".

L’accessibilità ai servizi di prevenzione e cura è una delle più gravi criticità che stiamo affrontando in tempi di pandemia. Quali sono le potenzialità che vede su questo fronte?

"Come farmacie, sperimentiamo da tempo che innovazione e digitalizzazione possono fare molto nel facilitare l’accesso ai servizi di prevenzione e alle terapie. E l’emergenza Coronavirus ha evidenziato la necessità di questi processi. Penso a quanto è accaduto per i servizi di consegna a domicilio, di consulenza on line e telefonica, ma anche alle app per la gestione delle cronicità, o alla dematerializzazione della ricetta. Proprio l’interazione avanzata di competenze rimane fra le sfide più ambiziose, che richiede reali sinergie e lo sguardo in avanti del legislatore. Siamo a confronto con un mondo che cambia troppo rapidamente per poter restare fermi a modelli e schemi non più attuali".

A questo proposito, come vede il futuro delle farmacie?

"Credo che oggi più che mai siano necessari un approccio e schemi nuovi rispetto al passato. In questi mesi abbiamo fatto la nostra parte, come tutti gli operatori del settore. E ci attendono ancora mesi non facili. Ma ogni sforzo e ogni ulteriore investimento non sarà comunque sufficiente se non si favorisce una reale integrazione tra tutti gli attori del Sistema Sanitario Nazionale. In questo ambito, le farmacie costituiscono una risorsa fondamentale, che in futuro potranno dare un contributo sempre più importante nel presidio del territorio".