21 mar 2022

Transizione 4.0, avanti tutta. Non mollare la presa

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Transizione 4.0, avanti tutta

IL PIANO TRANSIZIONE 4.0, nato come Industria 4.0 e poi diventato Impresa 4.0, consiste in una serie di agevolazioni fiscali che negli ultimi anni hanno contribuito ad aumentare gli investimenti da parte delle imprese italiane in ricerca e sviluppo, tecnologie innovative, impianti e macchinari di ultima generazione, favorendo una maggiore competitività di tutto il comparto produttivo. Transizione 4.0 è inoltre entrato a far parte del Pnrr per cui si stima la concessione di oltre 110mila crediti d’imposta entro il 2025 e lo stanziamento di 13,38 miliardi di euro complessivi. Queste misure rappresentano la principale spinta all’innovazione delle imprese italiane, soprattutto manifatturiere, che hanno potuto beneficiare di percentuali di recupero degli investimenti molto interessanti. Stando ai dati del ministero dell’Economia e Finanze in merito alle dichiarazioni dei redditi 2020, nel 2019 il credito d’imposta per ricerca e sviluppo è stato fruito da 26.700 soggetti, per un credito di 3 miliardi di euro.

I principali settori ad averne beneficiato sono il manifatturiero (50,3%), i servizi di informazione e comunicazione (14,2%), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (8,2%) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (8,3%). Sempre stando ai dati del Mef, super e iper ammortamento (oggi sostituiti dal credito d’imposta beni strumentali) hanno generato nel 2019 un beneficio complessivo di 12 miliardi di euro, utilizzati quasi all’80% dalla manifattura italiana. Finora il limite di questi incentivi è stato riscontrato nell’incertezza del loro rinnovo a lunga scadenza ma la nuova legge di bilancio ha superato in parte questo problema prorogando al 2025 il bonus per i beni strumentali, per l’innovazione tecnologica e il design e al 2031 il bonus per la ricerca e sviluppo. Al contempo, però, a partire dal 2023 ne sono state diminuite le aliquote ed è stato eliminato il bonus formazione 4.0 (ancora valido per 2022 con aliquote fino al 50%). Per quanto riguarda il credito d’imposta beni strumentali, il 2022 sarà l’ultimo anno possibile per agevolare i beni diversi da quelli 4.0 e l’aliquota sarà fissa al 6%. L’incentivo per i beni 4.0 è stato invece prorogato fino al 2025 con differenti scaglioni, che prevedono un massimo del 20% per i beni materiali fino a 2,5 milioni di euro, 10 % fino a 10 milioni e 5% tra i 10 e i 20 milioni. Nel caso dei beni immateriali, la percentuale diminuirà anno per anno, fino ad arrivare al 10% nel 2025. Se pensiamo che il beneficio massimo per il 2022 è del 40% è facile capire l’impatto che la riduzione può avere sulle aziende italiane nei prossimi 3 anni.

La legge di bilancio 2022 ha prorogato fino al 2031 il solo credito d’imposta ricerca e sviluppo, con il passaggio dell’aliquota dal 20% al 10% e l’innalzamento del tetto massimo a 5 milioni. Il credito d’imposta per innovazione tecnologica e design, invece, è stato prorogato fino al 2025, con una riduzione delle aliquote per entrambe le tipologie di investimento, che scenderà al 5% a partire dal 2024. In sintesi, Transizione 4.0 rappresenta ancora una grande opportunità per il mondo imprenditoriale ma la rimodulazione degli incentivi per i prossimi anni fa presagire un drastico calo di interesse da parte delle imprese. Considerando la pandemia e la crescente crisi energetica e di approvvigionamento di materie prime, sarebbero auspicabili incentivi maggiori e nuove agevolazion. I soli investimenti per sostenere la crescita delle imprese femminili, per l’internazionalizzazione per la transizione ecologica non sono al momento sufficienti a sostenere la competitività del Paese.

* Amministratore unico

Gruppo Del Barba Consulting

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