UNA VITA CONNESSA ha continuamente bisogno di elettricità e a consumarla sono soprattutto i data center. Ma da dove proviene l’energia che utilizzano? Greenpeace analizza le performance del settore Ict in base alla domanda energetica proveniente da Internet per i singoli servizi di video, messaggistica e musica. Nel 2017 ha pubblicato un rapporto nel quale osserva l’impronta energetica dei grandi operatori di data center e di circa 70 tra siti web e applicazioni....

UNA VITA CONNESSA ha continuamente bisogno di elettricità e a consumarla sono soprattutto i data center. Ma da dove proviene l’energia che utilizzano? Greenpeace analizza le performance del settore Ict in base alla domanda energetica proveniente da Internet per i singoli servizi di video, messaggistica e musica. Nel 2017 ha pubblicato un rapporto nel quale osserva l’impronta energetica dei grandi operatori di data center e di circa 70 tra siti web e applicazioni. Le operazioni di Apple negli Usa utilizzano energia pulita per l’83% dei consumi. Facebook per il 67%, Google il 56%, Microsoft il 32%, Adobe 23%, Oracle 8%. Di Amazon si conosce poco, l’azienda sta allargando le proprie attività in aree geografiche in cui si utilizza molto il carbone, che dichiara di controbilanciare comprando crediti di compensazione.

La stessa cosa fa Netflix, che si appoggia su Cloud Amazon. Il traffico dati è esploso con la crescita dell’Internet delle cose: le connessioni machine-to-machine cresceranno dagli 1,2 miliardi del 2018 a 4,4 miliardi entro il 2023, secondo il Cisco Annual Internet Report. Mentre televisori e strumenti collegati raddoppieranno e arriveranno a 3,2 miliardi. A livello globale, i dispositivi connessi stanno crescendo su base annua del 10%, ossia più velocemente degli utenti Internet, che crescono del 6%. Per limitare i consumi i nuovi data center vengono costruiti seguendo criteri di efficienza e di utilizzo delle fonti rinnovabili. Apple ha stanziato 1,7 miliardi di dollari per costruire due data center, uno in Irlanda e l’altro in Danimarca, che verranno alimentati al 100% da fonti verdi. Il data center Luleå di Facebook in Svezia, situato nei pressi del circolo polare artico, utilizza l’aria esterna per il raffreddamento anziché l’aria condizionata e funziona con energia idroelettica generata dal vicino fiume Lule.

Una soluzione originale, ma difficilmente applicabile sui grandi numeri, è stata trovata dalla società informatica finlandese Academica: il suo data center da 2 megawatt è stato piazzato nei sotterranei della cattedrale ortodossa Uspenski di Helsinki, dove il governo finlandese si rifugiava nei momenti più critici della seconda guerra mondiale. Il calore dei server viene imbrigliato per il teleriscaldamento di Helsinki, fornendo così calore e acqua calda sanitaria a oltre 500 famiglie.

Elena Comelli