Parlamento europeo di Strasburgo, foto generica (Lapresse)
Parlamento europeo di Strasburgo, foto generica (Lapresse)

Bruxelles, 14 dicembre 2018 - Nwllw intenzioni doveva essere il giorno della chiusura, e invece è tutto rimandato a gennaio. Sperando di trovare un accordo e di non vanificare il lavoro fatto in questi anni. Altrimenti il destino della normativa sul copyright sarà demandato al prossimo Parlamento europeo, quello che eleggeremo a fine maggio. E chissà che parlamento sarà. 
Ieri si è svolta infatti a Bruxelles l’ennesima puntata del ‘trilogo’ ossia la riunione congiunta dei rappresentanti di Commissione, Consiglio e Parlamento europeo per trovare una posizione di sintesi alla normativa sul diritto d’autore, dopo che l’Aula di Strasburgo il 12 settembre scorso si era espressa con uno storico voto a tutela del copyright. Il trilogo si è inceppato nei ‘soliti’ scogli sui quali si stava costruendo una mediazione, e si è deciso per il momento di soprassedere. 

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A bloccare un’intesa che per altri aspetti pareva a portava di mano (i negoziati nelle settimane scorse erano proceduti abbastanza speditamente, senza eccessive impuntature da parte di nessuno) restano le divergenze sull’articolo 11 del testo, cioè i diritti degli editori e vedersi riconosciuti parte degli utili che i big del web realizzano nella messa in rete di contenuti fatta da altri, e l’articolo 13 sulla tutela delle opere la cui diffusione non è autorizzata. 

In questa storica battaglia da una parte ci sono autori, editori, giornalisti che chiedono ovviamente non l’oscuramento di internet e delle notizie ma il riconoscimento del loro lavoro nella forma di una percentuale di quanto i vari Google, Facebook, Youtube, Amazon e altri guadagnano dal diffondere ciò che non producono, dall’altra i big del web che invece vogliono continuare a conseguire profitti vertiginosi (peraltro spesso servendosi di regimi fiscali vantaggiosi) con il lavoro degli altri. La questione più spinosa, nell’articolo 11, resta quella degli snippet, ovvero l’insieme di titolo, sottotitolo e immagine di una notizia che il Parlamento ha chiesto di tutelare e il Consiglio vorrebbe rendere più fruibili. 

Purtroppo nell’iter di approvazione dell’articolo 11 è stata segnalata la spregiudicata azione di lobbing di alcuni colossi del web, primo tra tutti Google che avrebbe minacciato di non includere nelle sue notizie quelli editori che chiederanno il riconoscimento di un un piccolo guadagno. Queste multinazionali tecnologiche hanno tutto da guadagnare, ovviamente, da una completa deregulation. 

D’altra parte, i signori dei big data non si fanno troppo scrupoli, come si ricordano molti deputati europei che alla vigilia del primo voto sul copyright, il 5 luglio scorso, furono fatti oggetto di un vero e proprio assalto mediatico e via web teso a intimidirli e a far cambiare la loro posizione. Stavolta a denunciare l’azione a dire il vero poco trasparente di certi giganti del web ci ha pensato anche un gruppo di decine e decine di giornalisti internazionali che in una lettera pubblica hanno stigmatizzato le pressioni indebite che si stanno mettendo in atto. 
«È in atto una vera e propria campagna di lobbing che sta svuotando il testo dalla sua sostanza, ossia vogliono far escludere dal dispositivo quelli che vengono definiti come brevi estratti, e puntano a escludere le agenzie di stampa e la stampa specializzata». «Non distruggiamo un testo del parlamento» è l’appello finale dei giornalisti europei.