Europarlamento (Ansa)
Europarlamento (Ansa)

Strasburgo, 13 settembre 2018 - Il Parlamento europeo ha approvato con una larga maggioranza la proposta di direttiva che riforma il diritto d’autore e disciplina il ricorso dei giganti del web all’uso di contenuti autoriali (film, musica, libri, notizie, articoli di giornale) prodotti da altri. Il provvedimento licenziato ieri dall’aula di Strasburgo costituirà la posizione del parlamento europeo nella successiva negoziazione con gli altri due co-legislatori, Commissione e Consiglio, nel cosiddetto "trilogo".

La Commissione già ieri ha fatto conoscere la sua posizione, quella di una apertura alla riforma e alla modernizzazione del sistema. L’articolato finale che uscirà dal trilogo verrà di nuovo votato dall’Aula e se approvato diventerà una vera e propria direttiva europea che gli Stati membri sono obbligati a recepire. Un cammino lungo, che dovrebbe concludersi nei primi mesi dell’anno prossimo, giusto prima della conclusione della legislatura. L’approvazione ha spaccato l’Europarlamento e l’opinione pubblica, è stata criticata dalla lobby delle grandi imprese digitali mentre è stata salutata con favore da editori e autori.

Lapidario il commento del presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti. "Bene il voto, adesso l’ok in tempi rapidi". La proposta di direttiva è stata accolta con 438 voti favorevoli e 226 contrari, 39 gli astenuti. Una riforma del diritto d’autore si è resa necessaria visto che l’ultima regolamentazione risale a oltre venti anni fa, con il piccolo particolare che nel frattempo il mondo è cambiato. Soprattutto per la comparsa di internet e dei grandi motori di ricerca, che adesso "saccheggiano" di continuo notizie o contenuti prodotti da altri sui quali invece lo stesso motore di ricerca consegue lauti guadagni.

Nel 2017 Facebook ha messo a bilancio utili per 17 miliardi di dollari e Google 12,6, di cui niente destinato a chi quei contenuti ha prodotto (autori, scrittori, giornalisti, musicisti). Il testo approvato ieri frutto della mediazione proposta dal popolare tedesco Axel Voss stabilisce invece (articolo 11) che chi ha prodotto il contenuto ha diritto a una compensazione perché l’indicizzazione dell’articolo deve essere pagata e che (articolo 13) venga rafforzata la responsabilità delle piattaforme in relazione al rispetto del diritto d’autore. Da cui invece sono stati esentate le piattaforme che non hanno fini di lucro o hanno fini scientifici (tipico esempio: Wikipedia) oltre alle startup. Per gli utenti non cambierà niente, nel senso che continueranno a usufruire di quanto le Rete mette a disposizione. Chi si è opposto alla riforma, sia i big di Internet sia i politici che hanno sostenuto la lobby digitale (in Italia Cinquestelle e Lega), ha usato l’argomento della censura e della "libertà del web" ma si tratta di una fake news.

La differenza con oggi è che quando la direttiva sarà in vigore le piattaforme non potranno più scippare quel che non è loro ma dovranno pagarlo. Come facciamo con un libro, un disco, un biglietto del cinema. Soddisfazione degli autori, degli editori europei con Giuseppe Perrone e del presidente di quelli italiani Andrea Riffeser Monti, oltre che dai giornalisti. Riffeser si è detto disponibile a continuare la collaborazione con "le istituzioni europee nella delicata fase dei negoziati con l’obiettivo di realizzare in tempi rapidi una riforma equilibrata". Ok anche dal sindacato dei giornalisti italiani, la Fnsi.