Un laboratorio di ricerca e sviluppo completamente dedicato alla blockchain, tecnologia nata nel 2008, che sta muovendo solo oggi i primi passi in Italia. È stato inaugurato a Padova, da Var Group, leader nei servizi per l’innovazione ICT delle imprese italiane e parte del gruppo SeSa, quotato nel segmento Star di Borsa Italiana. Il centro specializzato nella blockchain si chiama BlockIt ed è guidato dagli esperti Nicola De Bello e Michele Morbiato (da sinistra nella foto insieme con l’ad Francesca Moriani), che vantano oltre trent’anni di esperienza nello sviluppo di software per le aziende, sistemi di analisi sulla sicurezza, training di sviluppo sicuro, infrastrutture come firewall e intrusion detection, antivirus, soc, compliance per la sicurezza dei dati sensibili in ambito pagamenti.

Perché la ‘catena di blocchi’ è una tecnologia considerata rivoluzionaria? «A differenza di tutta la storia informatica – rispondono i due esperti – qualunque cosa che viene inserita nella blockchain diventa immutabile e quindi può essere provata matematicamente. Questo semplice fatto ha delle conseguenze filosofiche, pratiche e di business importanti». Se i dati diventano immutabili, infatti, la loro difendibilità cresce. Un’azienda biologica che mette tutte le informazioni della sua filiera nella tecnologia blockchain certifica in maniera incontrovertibile la sua produzione, non può mentire e, allo stesso tempo, i consumatori hanno la certezza di ciò che mangiano. Le applicazioni sono infinite. Utilizzando la blockchain è possibile certificare le transazioni, aumentare la sicurezza di un’azienda, garantirla contro la contraffazione. «Tutte le transazioni che fa un’azienda potrebbero diventare tracciabili, così come gli accordi che fa e i suoi progetti. È un cambio di paradigma – spiegano Morbiato e De Bello – sia per l’azienda che lo fa, ma anche per l’Agenzia delle Entrate, che ha a disposizione dati certificati. L’unico problema è che ancora nessuno in Europa ha sancito la validità legale di ciò che si fa in una blockchain, diversamente dalla fatturazione elettronica o la pec».

BlockIt ha già realizzato due progetti che permettono di certificare l’integrità di farmaci salvavita e dei prodotti alimentari altamente deperibili e saranno lanciati nel 2020. Nel caso del progetto ‘food’, la blockchain è stata applicata alla catena del freddo. Attraverso i dati immessi in una blockchain e che arrivano dai sensori installati sui furgoni che trasportano il prodotto, si garantisce sia all’impresa che al consumatore che il prodotto è stato ben conservato. «La tracciabilità delle operazioni, l’affidabilità delle informazioni e dei contenuti e la perfetta conservazione dei prodotti – sottolineano i due fondatori di BlockIt – sono elementi strategici di estremo interesse per tutti i settori. Per questo l’impatto dei sistemi basati sulla tecnologia blockchain sarà rivoluzionario e inevitabile. Condurrà alla creazione di ecosistemi peer to peer dove non sarà più necessaria la garanzia di soggetti terzi». Con tutte le conseguenze del caso. Se dovesse svilupparsi il mondo della criptomoneta, anche il ruolo degli istituti di credito cambierà, perché non ci sarà necessità di intermediari. Un futuro che sembra lontano, questo, ma che per i fondatori di BlockIt potrebbe diventare presto realtà.

Per diffondere l’uso della Blockchain, il laboratorio di Padova fa anche formazione. «Nel 2020 – commenta Francesca Moriani, ad di Var Group – le imprese italiane saranno pronte a raccogliere la sfida della blockchain e a sperimentare i benefici concreti derivanti dalle prime applicazioni. Gli orizzonti della ricerca sono vastissimi e per questo stiamo avviando collaborazioni con alcune Università italiane, prima fra tutte quella stretta con il dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova».