di Antonio Troise La battaglia su Autostrade rischia di trasferirsi presto dai palazzi della politica alle aule del tribunale. A fare la prima mossa gli investitori privati presenti nel capitale di Atlantia, la società proprietaria dell’88% di Autostrade per l’Italia, che non hanno gradito i modi e, soprattutto, il prezzo stabilito dal governo per dare il benservito alla famiglia Benetton. Sul piede di guerra c’è già l’hedge fund britannico Tci, gestito da...

di Antonio Troise

La battaglia su Autostrade rischia di trasferirsi presto dai palazzi della politica alle aule del tribunale. A fare la prima mossa gli investitori privati presenti nel capitale di Atlantia, la società proprietaria dell’88% di Autostrade per l’Italia, che non hanno gradito i modi e, soprattutto, il prezzo stabilito dal governo per dare il benservito alla famiglia Benetton. Sul piede di guerra c’è già l’hedge fund britannico Tci, gestito da Christopher Hohn, che ha preparato dodici pagine di denuncia al Commissario europeo alla concorrenza, Margrethe Vestager. E ha inviato una missiva al governo italiano accusandolo di aver ’espropriato’ i Benetton. La tesi è che il premier Giuseppe Conte avrebbe trattato con la minaccia di revocare la concessione se Aspi non avesse accettato le condizioni proposte.

A far infuriare i fondi internazionali soprattutto due capitoli dell’accordo siglato fra Benetton e il governo. Il primo è quello che di fatto impedisce ad Atlantia di distribuire i dividendi della cessione di Aspi, con l’impegno di reinvestire gli utili in altre attività italiane del gruppo, tra cui Aeroporti di Roma. Il secondo è relativo al prezzo della società. La valutazione è ancora in corso, ma per Christopher Hohn il valore di Aspi è fra 11 e 12 miliardi. Quindi l’investimento di 3 miliardi ventilato da Cdp equivale circa a una quota del 26%. Poi c’è la questione tariffe. L’accordo prevede che i Benetton facciano cadere i ricorsi presentati contro il nuovo regime di ’remunerazione’ del capitale investito di Aspi. Il ritorno massimo sui nuovi investimenti non supererà il 7,09% (5% al netto delle tasse). Inoltre il piano da 1,5 miliardi nel quinquennio che dovrebbe assicurare non solo, per il 2020, pedaggi invariati, ma anche una loro riduzione, nel periodo, del 5% all’anno.

Condizioni che renderanno meno appetibile la società per gli investitori internazionali. Per i britannici, l’unica soluzione per far uscire i Benetton dal business "è quella che Cdp acquisti l’azienda al prezzo di mercato senza aumento di capitale. Gli investitori non possono mettere i loro soldi in Paesi in cui manca lo Stato di diritto". Sempre ieri, il presidente dell’Autorità dei Trasporti, Andrea Camanzi, è tornato a benedire l’accordo con Aspi: "Non possiamo che apprezzare tutto quello che ci consente di voltare pagina".