Il nuovo anno della politica agroalimentare
Il nuovo anno della politica agroalimentare
IL NUOVO ANNO esordisce con un bilancio positivo, specie per il sistema agribusiness italiano, insieme a nuove preoccupazioni che forse erano inizialmente meno intuibili. L’anno precedente ha registrato quello che era stata una promessa o meglio un auspicio da parte degli economisti e dei decisori pubblici, ossia un rimbalzo significativo dell’economia. La crescita dei fatturati c’è stata, forse più significativa percentualmente di quanto inizialmente ipotizzato, tanto da superare mediamente di diversi punti percentuali l’anno 2019; l’export...

IL NUOVO ANNO esordisce con un bilancio positivo, specie per il sistema agribusiness italiano, insieme a nuove preoccupazioni che forse erano inizialmente meno intuibili. L’anno precedente ha registrato quello che era stata una promessa o meglio un auspicio da parte degli economisti e dei decisori pubblici, ossia un rimbalzo significativo dell’economia. La crescita dei fatturati c’è stata, forse più significativa percentualmente di quanto inizialmente ipotizzato, tanto da superare mediamente di diversi punti percentuali l’anno 2019; l’export agro-alimentare italiano registra il suo record superando i 50 miliardi di euro; alcune filiere, come il vino, trainati dalla crescita a due cifre del comparto delle bollicine, hanno ricuperato gli effetti negativi del blocco del canale horeca nell’anno delle chiusure. Anche il turismo, compreso quello agrituristico ed enoturistico, ha registrato un’estate ed un autunno esuberante, specie per le vendite dirette, anche in assenza dei clienti ‘big spender’ statunitensi, russi e cinesi.

Tutto bene quindi? Le preoccupazioni ipotizzate e paventata per il 2022 sono purtroppo già ampiamente realtà; il rischio di un’inflazione strisciante data da eccesso di domanda di beni e servizi strumentali alla produzione ha travolto ogni ipotetica previsione. Si impennano i consumi meno negoziabili: energia, acqua, gas, acciaio,concimi, logistica, solo per citare qualche esempio. Naturale conseguenza, i nuovi listini di vendita dei beni agro-alimentari si affacciano sul mercato con aumenti, previsti o già attuati, a due cifre percentuali. Reggerà il consumatore questa lievitazione dei prezzi? O sposterà la spesa verso prodotti che non aumentano, specie di importazione? Allo stesso modo, cosa accadrà al sistema della ristorazione e dell’accoglienza turistica che, dopo aver subito le chiusure ed il problema irrisolti degli sfratti e degli affitti in lock down, si ritrova ora l’incertezza di un altro trimestre invernale a rischio di scarsa presenza del pubblico. Malgrado le proclamazioni di comodo è evidente che è necessario un cambiamento radicale nelle politiche europee. Occorre far fronte ai nuovi pervasivi cambiamenti strutturali nell’economia e lo sviluppo di nuove condizioni di reddito dei cittadini che si troveranno una ridotta capacità di spesa e forse anche di certezza di occupazione. Le politiche macroeconomiche e monetarie europee hanno sinora puntato per lo più solo alla stabilità finanziaria, di fatto garantendola. Ora occorre adottare una nuova politica industriale che promuova investimenti, innovazione, un diverso e più efficace accesso al credito, diversificazione e occupazione specialmente giovanile qualificata in un settore così strategico come quello agro-alimentare.

davide.gaeta@univr.it