Loretta Goggi
Loretta Goggi
Come riassumere in una sola emozione musicale i miei ricordi più lontani (quelli più teneri) senza che salga alle labbra quella dei momenti gioiosi o l’affacciarsi nel cuore di quelle melodie che hanno accompagnato i giorni più duri? Sono tante le canzoni che ho dentro! Tante quante le mie primavere che posso dire di aver vissuto intensamente in un saliscendi di emozioni tanto forti da evocare le montagne russe quanto pacate come una tranquilla navigazione notturna sotto le stelle, «le tacite stelle...». Stelle sotto le quali, una lontana sera, ho provato il fremito del mio primo ballo lento! E con il ragazzino che mi piaceva per giunta! E che fino a quel momento sembrava non essersi accorto nemmeno che esistessi. Dio, l’emozione di ballare il primo lento della mia vita proprio con lui, che del tutto ignaro dell’agitazione che si era impossessata di me, mi canticchiava all’orecchio: «A mezzanotte sai che io ti penserò, ovunque tu sarai sei miaaaaa...». Non potevo crederci, non stava succedendo a me! Poi, all’improvviso, un tuffo al cuore: la speranza di essere stata finalmente notata lasciava il posto al pensiero che di lì a pochi giorni sarei dovuta partire per quegli impegni di lavoro che già da tempo, come attrice, riempivano la mia vita di adolescente, ma non il mio cuore, che era invece ansioso di vivere i turbamenti e le sensazioni che quell’estate stava scatenando in me. Rivedo come fosse ora il giradischi suonare il successo di Celentano, Una carezza in un pugno (il brano di Gino Santercole) e quella festa a casa di amici: alcuni tentavano timidamente di scambiarsi un bacio, ma io non pensavo che al “mio” lento sentendomi, con i miei calzettoni bianchi e la fascia nei capelli, al centro del mondo, con le guance infuocate dall’emozione e il terrore che il cuore mi scoppiasse in petto dalla gioia. Immaginavo che, da quel momento in poi, ogni notte a mezzanotte il mio lui mi avrebbe pensato e, come diceva la canzone, i nostri cuori si sarebbero incontrati a dispetto dei chilometri che ci avrebbero separato. Questa speranza ha alimentato per molti mesi la mia parte romantica, a dispetto di ogni disincanto, facendomi vibrare di quelle inquietudini e quelle fragilità a cui oggi guardo con nostalgia e grande tenerezza. La lontananza, ne ero certa allora, non avrebbe mai potuto rappresentare un ostacolo per un grande amore! Solo col tempo ho capito che quell’amore sarebbe dovuto essere ben grande! La via che porta all’incontro con il vero amore è lunga e piena di curve, ha bisogno di una guida attenta e di chi, davanti ad un incrocio, la sappia riconoscere e, in caso di errore, sia pronto a fare marcia indietro . «The long and winding road that leads to your door...», tra i brani dello straordinario repertorio ( Let It Be , HeyJude , Strawberry Fields Forever , Penny Lane , Yesterday , Michelle ...)da “Beatles-siana”, non so bene perché, o forse sì, questa canzone riaffiora spesso nei miei pensieri. Ho sempre avuto una particolare predilezione per i quattro di Liverpool e per i loro brani; le loro liriche e musiche sono state e sono tuttora in linea con il mio essere sì romantica, ma a tratti inquieta. The Long and Winding Road ,uno dei loro ultimi brani che in qualche modo sancì la fine della loro storia artistica e umana, è malinconicamente struggente: affronta la fine di un qualcosa (un’amicizia, un amore?) e la speranza che quel qualcosa possa ricominciare, un domani, ripercorrendo - magari a ritroso - quella stessa lunga e tortuosa strada che, invece, ha portato i protagonisti del brano ad allontanarsi. Saper tornare sui propri passi, non temere di farlo: certo non è stato soltanto il significato del brano ad avermelo reso così caro, molto ha contribuito la sua melodia, vagamente evocativa, e quelle sfumature così uniche che rendono le canzoni dei Beatles terribilmente capaci di riportare alla mente parte di emozioni e sensazioni non solo della mia vita, ma di un’intera epoca. È questo il bello.