Cristiano De Andrè
Cristiano De Andrè

Con «Carosello» l’Italia si affacciava timidamente, per la prima volta, alla civiltà consumistica. Con grazia, prudenza, eleganza: allora vigeva l’idea di una tv pedagogica che doveva accompagnare per mano un popolo tradizionalmente dedito al lavoro agricolo verso l’industrializzazione. «Carosello» fu anche uno straordinario strumento per rassodare l’unità del Paese: i suoi slogan, i suoi motivetti, i suoi tormentoni (anche se allora nessuno li avrebbe chiamati così) si diffondevano allo stesso modo a nord, sud, est e ovest, creando un linguaggio comune con cui siciliani e lombardi, toscani e sardi, potevano intendersi.

«Carosello» fu a suo modo un azzardo: la pubblicità era ancora considerata parente del demonio e per attutirne l’impatto si scelse una formula particolare, lontana dai «commercials» americani. Uno sketch vero e proprio, che poteva durare anche due minuti, due minuti e mezzo, con una veloce, quasi sussurrata, appendice finale con il nome del prodotto. Allo stesso tempo, vennero ingaggiati i migliori talenti dello spettacolo di allora, in tutti i campi, compreso ovviamente quello musicale. I cantanti erano delle vere star, forse le più popolari accanto a quelle del cinema, visto che la tv non aveva ancora fornito personaggi della stessa levatura. E quindi il mondo pubblicitario pescò a piene mani in quell’incredibile serbatoio di talenti. Giusto per accennare a due nomi, ricordiamo che per Carosello furono ingaggiati Mina e addirittura Frank Sinatra.

Mina girò vari spot pubblicitari per la Barilla, in ambientazioni quantomeno originali. La regia era di Valerio Zurlini, un altro nome d’oro del nostro cinema. Ovviamente la sua performance principale era il canto: intonò Una casa in cima al mondo sulla scalinata del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, L’ultima occasione al mitico Piper, Mai così sul tetto delle aviorimesse Alitalia a Fiumicino, Se telefonando (scritta da Maurizio Costanzo) nel cantiere della stazione di Napoli. Tutti scenari che volevano rappresentare un’Italia in piena corsa verso un luminoso futuro di inarrestabile sviluppo. In coda allo spot, Mina si prestava a elogiare (senza troppa convinzione, per la verità) le qualità straordinare del prodotto, sfilando in mezzo ai pacchi di pasta. Ma ancora più curioso è lo spot della Cedrata Tassoni girato a bordo di un traghetto lacustre (Como?) con un’orchestra bizzarramente disposta sulla prua.

Ma dicevamo di Frank Sinatra. Incredibilmente la Perugina nel 1963 riuscì a ingaggiarlo per uno spot in cui, accompagnato da una piccola orchestrina, cantava una canzone, al termine della quale, con la voce di un doppiatore, diceva: «Tante grazie a voi, e tanti baci», unico omaggio esplicito alla ditta sponsorizzatrice. Tra i grandi big della musica italiana che si prestarono alle campagne di Carosello, non si può dimenticare – dal 1964 al 1968 - Domenico Modugno e il famoso slogan «Con Api si vola». Nello spot Modugno «volava» a bordo di una Innocenti J4 spider.

Lunga è la lista dei cantanti che accettarono di prestare la propria voce alla pubblicizzazione di vari marchi. Nino Taranto nel 1959 interpretò alcune scenette recitate e cantate direttamente ispirate all’avanspettacolo, che terminavano con l’apologia del formaggio Invernizzina: Taranto con disinvoltura ne estraeva una confezione dalla tasca per decantarne le lodi. Non può mancare naturalmente il Quartetto Cetra. Nel 1962 e 1963 Felice Chiusano, Giovanni ‘Tata’ Giacobetti, Lucia Mannucci e Antonio Virgilio Savona confezionarono una serie di Caroselli in cui impersonavano solerti commessi di un negozio di abbigliamento che, pur di convincere le clienti a comprare, ogni volta si travestivano con i costumi del Paese di provenienza dell’ospite intonando ovviamente una canzonetta parodistica adatta. Il prodotto a cui facevano pubblicità era il dimenticato filato Helion prodotto dalla Chatillon, quando ancora l’Italia aveva una forte industria tessile.

Sempre a proposito di musica non si possono ignorare né Nicola Arigliano né Franco Cerri. Arigliano era un ottimo cantante jazz, eppure in Carosello interpretava varie scenette comiche incentrate su bislacche scommesse («Scommettiamo una cena?») e la finale declamazione della bontà del digestivo Antonetto (fece pubblicità anche per l’Amaro Cora e per il Punt e Mes, per il quale scrisse un jingle diventato leggendario («Appuntamento yes... appuntamento con Punt e Mes»). Mentre Franco Cerri, esimio chitarrista jazz, negli anni Settanta venne ingaggiato come «uomo in ammollo»: immerso fino al collo in una vasca trasparente, ma vestito, cercava di convincere le casalinghe della meravigliose qualità del detersivo Biopresto.

Infine non si può dimenticare la meravigliosa melodia del Mattino tratta dal Peer Gynt che fece da sfondo – a partire dal 1966 – alle oniriche disavventure di Mimmo Craig. L’attore sognava regolarmente di inseguire una bellissima ragazza ma, a causa di una pancia abnorme (in realtà un gilet di poliuretano espanso legato sotto la camicia) andava incontro a disastrosi fallimenti amorosi. Una volta risvegliato dall’incubo, però, scopriva di essere tornato magro, grazie alle infallibili doti dietetiche dell’Olio Sasso. Memorabile la canzoncina intonata dal felice interprete: «... e la pancia non c’è più...»