Dietro agli umori dei 5 Stelle, con gioia, ma con un macigno davanti: la Lega. Il Pd si avvita nel percorso di "un’alleanza larga", a sinistra, per dare "stabilità e credibilità" al prossimo governo Draghi. Ma vede all’orizzonte un problema politico enorme: e se la Lega dicesse di sì a Draghi? Possibile governare con Salvini? Per il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, l’eventualità non è prevista: "In questi anni Salvini si è distinto per una battaglia all’ultimo sangue contro le istituzioni europee", l’esatto contrario della "vocazione europeista"...

Dietro agli umori dei 5 Stelle, con gioia, ma con un macigno davanti: la Lega. Il Pd si avvita nel percorso di "un’alleanza larga", a sinistra, per dare "stabilità e credibilità" al prossimo governo Draghi. Ma vede all’orizzonte un problema politico enorme: e se la Lega dicesse di sì a Draghi? Possibile governare con Salvini? Per il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, l’eventualità non è prevista: "In questi anni Salvini si è distinto per una battaglia all’ultimo sangue contro le istituzioni europee", l’esatto contrario della "vocazione europeista" dem. Due forze alternative non sarebbero compatibili in uno stesso governo e dunque la cosiddetta ‘maggioranza Ursula’ non può più essere considerata – allo stato – nella disponibilità di Draghi.

Il segretario dem, Nicola Zingaretti, tuttavia, è apparso meno netto di Marcucci sulla questione, rinviando la palla direttamente nel campo del premier incaricato: "Sta a lui costruire la maggioranza". I distinguo verranno dopo: "Gli italiani si aspettano un governo di alto livello che risolva problemi io sono fiducioso: dipenderà dal professor Draghi. Noi ci siamo". Qualcuno, però, ha sollevato il sopracciglio davanti a una linea così schienata sul proseguimento dell’alleanza con grillini allo sbando e Leu ridotta a comparsa, ma Zingaretti ha insistito piccato: "Non ho capito la critica: il Pd è una forza finalmente unita, ha ripreso a vincere, siamo la certezza di una forza politica seria. Non siamo subalterni a nessuno, infatti stiamo crescendo".

In poche ore, insomma, anche dentro il Pd, come tra i grillini, si è passati da "Conte senza se e senza ma" a un "Draghi per sempre", ancora di difficile declinazione. "Si è aperta una fase del tutto nuova", ha spiegato il segretario dem: "Sostegno al tentativo in corso" di Draghi, "contributo per una maggioranza ampia ed europeista" e infine "messa in campo di contenuti per un’azione di governo per una riscossa e ripartenza dell’Italia". La strada del Pd quindi è tracciata: sostegno al percorso indicato da Mattarella e contemporaneamente un lavoro di stabilizzazione dell’alleanza con M5s e Leu che i dem considerano il vero bersaglio di Matteo Renzi. "Renzi – ricordavano anche ieri figure di primo piano del Nazareno – ha promesso di svuotare il Pd come ha fatto Macron con il Partito socialista francese". Il fantasma del senatore di Rignano è ancora ben presente nel Pd dove si sostiene che il leader di Iv voglia "rientrare utilizzando quelli a lui più vicini: Bonaccini, Nardella, Gori, Marcucci, Orfini". Gente che, secondo le stesse fonti, "chiederà un congresso dicendo che il Pd ha sbagliato ad appoggiare il Conte ter". Ma Zingaretti questo pericolo non lo vede e pensa ad altro: "Il governo Draghi può finire la legislatura". Poi, che ne sarà del Pd è un altro problema.

Elena G. Polidori