di Federica Orlandi e Nicoletta Tempera VALSAMOGGIA (Bologna) "Chiara si era innamorata di me. La cosa mi infastidiva". E così, in un’afosa domenica di giugno, l’ha ammazzata. Si era portato il coltello da casa Marco (il nome è di fantasia) e, appena arrivati sulla collina di grano ai piedi dell’Abbazia di Monteveglio, le ha sferrato quattro coltellate. E poi, siccome Chiara non si decideva a morire, l’ha presa a calci in faccia finché il suo cuore non ha smesso di battere. Chiara Gualzetti aveva 15 anni. Il suo assassino, appena un anno di più. Si erano conosciuti in paese, lui aveva fatto uno stage, come elettricista, per la ditta dove lavora il papà di Chiara, Vincenzo. "È stato sul mio furgone per un mese, non mi era mai sembrato matto", ha detto ieri ai cronisti che gli chiedevano se il 16enne avesse problemi psichici. Quello che è certo, al momento, è che sia lui, sia Chiara, erano stati seguiti, in passato, dal servizio di Salute mentale dell’Ausl. Incontri...

di Federica Orlandi

e Nicoletta Tempera

VALSAMOGGIA (Bologna)

"Chiara si era innamorata di me. La cosa mi infastidiva". E così, in un’afosa domenica di giugno, l’ha ammazzata. Si era portato il coltello da casa Marco (il nome è di fantasia) e, appena arrivati sulla collina di grano ai piedi dell’Abbazia di Monteveglio, le ha sferrato quattro coltellate. E poi, siccome Chiara non si decideva a morire, l’ha presa a calci in faccia finché il suo cuore non ha smesso di battere. Chiara Gualzetti aveva 15 anni. Il suo assassino, appena un anno di più. Si erano conosciuti in paese, lui aveva fatto uno stage, come elettricista, per la ditta dove lavora il papà di Chiara, Vincenzo. "È stato sul mio furgone per un mese, non mi era mai sembrato matto", ha detto ieri ai cronisti che gli chiedevano se il 16enne avesse problemi psichici. Quello che è certo, al momento, è che sia lui, sia Chiara, erano stati seguiti, in passato, dal servizio di Salute mentale dell’Ausl. Incontri con psicologi, che lui ha confermato lunedì ai carabinieri, nelle lunghe ore di interrogatorio, terminate con la confessione dell’omicidio e il fermo. Marco, però, non è crollato per il rimorso: si è deciso a parlare solo quando i carabinieri gli hanno mostrato le conversazioni in chat tra lui e Chiara.

Dove lei, una adolescente fragile in cerca di attenzioni e consolazione, scriveva frasi come "la vita fa schifo, vorrei farla finita". E lui rispondeva, ma questa volta con convinzione criminale: "Ti aiuto io". Marco sapeva che quelle chat erano una prova contro di lui. Così le aveva subito cancellate. "Per sbaglio", aveva detto ai militari della stazione di Bazzano. Che, insospettiti da questa ammissione non richiesta, avevano sequestrato il telefonino. Riuscendo poi a ‘bucare’ le password e recuperare le conversazioni incriminanti. Lui, davanti all’evidenza delle sue stesse parole, ha ammesso, con una freddezza e una calma da killer, di avere ucciso l’amica. Un omicidio premeditato, visto che il grosso coltello da cucina usato per colpire almeno quattro volte Chiara, al collo e al petto, se lo era portato da casa. Chiara, domenica mattina, pensava di uscire per un appuntamento con il ragazzino che le piaceva. Lui voleva ammazzarla.

"Sono state delle voci che sento a dirmi di farlo. Voci che mi dicono di fare cose sempre più cattive", ha detto il sedicenne ai carabinieri della compagnia di Borgo Panigale, guidati dal capitano Riccardo Angeletti, e al pm dei minori Simone Purgato. "Un po’ come nella serie Netflix ’Lucifer’", ha aggiunto. La mamma dell’indagato, che assisteva all’interrogatorio, ha avuto una crisi di nervi. Lui, invece, è rimasto calmo. E ha detto pure ai militari dove trovare il cellulare di Chiara, di cui si era disfatto subito dopo il delitto. Lo aveva buttato lungo le sponde di un torrente che passa nei pressi di casa sua, in una frazione tra le colline del Comune di Valsamoggia. Ora, la procura disporrà accertamenti anche su questo smartphone e sugli altri apparati elettronici sequestrati a casa di Marco. Pc, tablet, che potranno raccontare quello che ancora resta da capire in questa tragedia. La procura, che oggi conferirà anche l’incarico per l’autopsia sul corpo di Chiara, che per pietà non è stato fatto vedere ai genitori, visto lo stato in cui l’assassino lo ha ridotto, continua anche ad ascoltare altri adolescenti, amici di vittima e carnefice. In particolare, i componenti di una chat di gruppo (si tratta di meno di una decina di persone, quasi tutte minorenni) in cui erano inseriti anche la ragazzina e l’indagato, e in cui si sarebbero discussi anche argomenti macabri, come la morte o il suicidio.

E per questa sera, a Monteveglio, è stata organizzata una fiaccolata, per ricordare la quindicenne dal sorriso timido.

Nel paese, dove l’aria, da domenica, è come se si fosse fermata. E il sindaco di Valsamoggia, Daniele Ruscigno, sottolinea: "Sarà un momento per ricordare Chiara, ma anche l’occasione per abbracciare la famiglia e stringersi intorno a loro come comunità in un momento così doloroso. Chiara era benvoluta da tutti". Marco è invece al carcere minorile del Pratello, in attesa dell’udienza di convalida del fermo, che si dovrebbe tenere oggi. Il suo avvocato, Tanja Fonzari, ha già annunciato che chiederà, per il suo assistito, una perizia psichiatrica. "È molto scosso – afferma – e deve ancora rendersi conto di quello che è davvero accaduto. Cercheremo di tutelarlo in ogni modo e siamo disponibili a collaborare al massimo con la procura. Intanto, attendiamo di vedere gli atti e di leggere le chat e i messaggini in questione". Il giovane, stando a quanto rivelato dai genitori e da lui stesso in sede di interrogatorio, da qualche tempo era anche seguito da uno psicologo, ma non era mai stato seguito dai servizi sociali né emergono, dal suo passato, episodi di squilibrio e violenza. Nulla che potesse lasciare presagire ciò di cui è stato capace.