di Giampaolo Pioli Non era mai successo nella storia recente Usa che un presidente in carica attaccasse in diretta tv, davanti all’intero Paese, il suo predecessore. Lo ha fatto ieri mattina il fragile Joe Biden parlando proprio dalla rotonda del Congresso che venne assalita e occupata dai seguaci fanatici di Donald Trump il 6 gennaio del 2021. "Un anno fa la democrazia fu attaccata – ha detto Biden –. La volontà del popolo finì sotto assalto e la nostra Costituzione fronteggiò la più grave delle minacce. L’ex presidente non fece nulla durante l’assedio di Capitol Hill. Non accettava di aver perso, era uno sconfitto. Ma il suo ego è troppo forte, così ha cercato di riscrivere la storia tessendo una tela di menzogne a danno degli interessi del Paese. Il 6 gennaio fu...

di Giampaolo Pioli

Non era mai successo nella storia recente Usa che un presidente in carica attaccasse in diretta tv, davanti all’intero Paese, il suo predecessore. Lo ha fatto ieri mattina il fragile Joe Biden parlando proprio dalla rotonda del Congresso che venne assalita e occupata dai seguaci fanatici di Donald Trump il 6 gennaio del 2021. "Un anno fa la democrazia fu attaccata – ha detto Biden –. La volontà del popolo finì sotto assalto e la nostra Costituzione fronteggiò la più grave delle minacce. L’ex presidente non fece nulla durante l’assedio di Capitol Hill. Non accettava di aver perso, era uno sconfitto. Ma il suo ego è troppo forte, così ha cercato di riscrivere la storia tessendo una tela di menzogne a danno degli interessi del Paese. Il 6 gennaio fu un’insurrezione armata e Trump cercò di rovesciare l’esito di elezioni libere e di fermare un trasferimento pacifico dei poteri…".

Immediata la replica di Trump: "Il discorso di Biden al Congresso è solo teatro politico per distrarre gli americani dal suo fallimento, utilizza il mio nome per dividere ancora di più il Paese e far dimenticare il suo totale e completo fallimento".

Torna la contrapposizione diretta fra l’attuale presidente, che non aveva mai parlato così del suo avversario battuto con 7 milioni di voti in più, e l’indomabile Trump che, dalla Florida, cerca di pilotare l’intero partito repubblicano gestendolo come fosse ormai proprietà personale. All’ultimo momento Trump ha cancellato una conferenza stampa da Mar-a-Lago destinata a oscurare il messaggio di Biden da Washington, rinviando il suo discorso al 15 gennaio in Arizona, non appena ha saputo che i grandi network Usa, compresa Fox tv, avrebbero seguito e commentato il discorso di Biden e della Harris, e non il suo.

Qualcuno ha visto in questo cambio di programma dell’ex presidente un punto di debolezza che continua a insistere sulla frode elettorale mentre i suoi fedelissimi continuano a credergli. Biden ha definito i fatti del 6 gennaio "un’insurrezione armata, un piano portato avanti attraverso un gruppo di balordi e malviventi che non sono patrioti, ma nemici dell’America" e che hanno creduto ciecamente in un uomo "che pone il suo ego al di sopra degli interessi e della Costituzione del Paese attraverso una rete web di menzogne per coprire la sua sconfitta". Il clima infuocato in ogni caso ha molto a che vedere con la Rete. Il Dipartimento per la Sicurezza nazionale ieri ha messo in guardia sul fatto che nelle ultime 48 ore sono aumentate le minacce online di gruppi estremisti, anche verso membri del Congresso. Al momento non ci sono indicazioni credibili di attacchi, ma il timore è che i contenuti sul web dei gruppi estremisti possano comunque ispirare violenza. Tornando al discorso di Biden (e della Harris), nel quale non è mancata tanta retorica, c’è stata l’ammissione della spaccatura del Paese. Barack Obama ha commentato amaramente: "Oggi la democrazia in America è più a rischio di un anno fa".

Con le sue parole Biden ha cercato di rivolgersi direttamente al popolo nel tentativo di rialzare i sondaggi in calo, ma il giudizio sul 6 gennaio è secco: "Tutto il mondo ha visto che cosa è successo e quelli che hanno assalito il Congresso non sono patrioti". Bandito da Facebook e da Twitter Trump non ha più un megafono nazionale e la sua piattaforma mediatica è ancora ai primi passi.

È probabile, a questo punto, che Trump il 15 gennaio in Arizona annunci la sua candidatura per il 2024, ma molto dipenderà anche dalle inchieste aperte su di lui e la sua famiglia. Il passato non è chiuso. Anche se Biden dice: "Bisogna imparare a guardare in faccia la verità e non sentirsi con un pugnale premuto contro la gola". Tutti puntano alle elezioni di medio termine a novembre, che potrebbero cambiare le maggioranze alla Camera e al Senato. Se questo accadesse per Biden, sarebbe una partita ancora più difficile.