La richiesta al governo di proroga della cassa Covid – almeno fino alla fine dello stato d’emergenza – ricompatta i sindacati confederali e mobilita con particolare preoccupazione i settori del turismo, del terziario e degli appalti di servizio. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs lanciano l’allarme lamentando l’assenza in legge di bilancio della...

La richiesta al governo di proroga della cassa Covid – almeno fino alla fine dello stato d’emergenza – ricompatta i sindacati confederali e mobilita con particolare preoccupazione i settori del turismo, del terziario e degli appalti di servizio. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs lanciano l’allarme lamentando l’assenza in legge di bilancio della proroga delle tutele e degli ammortizzatori in deroga (scadenti tra 48 ore). Servono subito "ammortizzatori con causale Covid e blocco dei licenziamenti, per evitare che nei primi giorni del nuovo anno esploda una crisi occupazionale", è la richiesta.

"Senza la protrazione delle misure definite nei mesi scorsi, sono a rischio l’occupazione e il reddito per oltre due milioni di lavoratrici e lavoratori", spiega una nota sindacale congiunta. Il vorticoso aumento dei contagi e dei ricoveri sta infatti producendo rinunce alluvionali "alle vacanze programmate", per comprensibile "tutela della salute" e protezione dal "rischio di isolamento" lontano da casa.

Le imprese dell’ospitalità e della, ristorazione, le agenzie di viaggio e i tour operator si ritrovano così a gestire migliaia di disdette a quelle prenotazioni "che, almeno in parte, avevano fatto intravedere qualche segnale di ripresa". E il fenomeno coinvolge tutte le realtà, dalle città d’arte alla montagna".

La proroga dello stato di emergenza e la prosecuzione dello smart working impattano severamente anche sul settore servizi con un nuovo "crollo della domanda", dopo oltre un anno e mezzo "di grandi difficoltà, chiusura di molti esercizi, ridimensionamento di imprese", le cui doglianze non trovano ascolto. E anche Federmep (settore matrimoni-eventi privati) invoca immediata tutela dal governo per 300mila lavoratori "che non sono figli di un dio minore".