Contratti con persone nominate "assistenti" dell’allora eurodeputata di FI Lara Comi, stipulati per incassare pagamenti dal Parlamento europeo per prestazioni rimaste solo sulla carta, perché quei soggetti non svolgevano "alcuna attività". E gran parte dei compensi versati dall’Ue sarebbero finiti, poi, in contanti "alla stessa Comi o al padre", oppure "mediante bonifici" sul conto dell’ex europarlamentare e "dell’associazione ‘Europe4you’ a lei "riconducibile". È il quadro delle nuove accuse di "truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche a danno del Bilancio dell’Unione Europea" contestate alla 37enne ‘azzurra’, da sempre sostenuta da Silvio Berlusconi e che nel novembre 2019 era finita ai domiciliari (tornata libera meno di un mese dopo). Per lei è già stato chiesto il processo per corruzione, false fatture e per un’altra presunta truffa nei confronti dell’Ue. Le nuove imputazioni hanno portato ieri la Finanza ad eseguire un sequestro preventivo finalizzato alla confisca da circa 526mila euro "in solido" a carico dell’ex eurodeputata, non rieletta nel 2019, e altri cinque indagati.