Il capo della Polizia Franco Gabrielli, 61 anni, ha ricevuto ieri dal Consiglio dei ministri la delega ai servizi segreti
Il capo della Polizia Franco Gabrielli, 61 anni, ha ricevuto ieri dal Consiglio dei ministri la delega ai servizi segreti
di Elena G. Polidori Il primo colpo lo ha messo a segno direttamente il presidente del Consiglio, Mario Draghi: Franco Gabrielli sarà il nuovo sottosegretario ai Servizi Segreti, una poltrona che era stata oggetto di scontro tra Matteo Renzi (che aveva speso quel nome per provocare la crisi di governo e che ieri ha ringraziato Draghi per la scelta) e il precedente governo Conte II. Draghi ha voluto Gabrielli così come ha voluto il coordinamento della politica economica per Bruno Tabacci. Ma con la nomina di Gabrielli, si scopre un altro fronte delicato, quello del ruolo di Capo della Polizia. Non è stato facile mettere insieme i pezzi di una...

di Elena G. Polidori

Il primo colpo lo ha messo a segno direttamente il presidente del Consiglio, Mario Draghi: Franco Gabrielli sarà il nuovo sottosegretario ai Servizi Segreti, una poltrona che era stata oggetto di scontro tra Matteo Renzi (che aveva speso quel nome per provocare la crisi di governo e che ieri ha ringraziato Draghi per la scelta) e il precedente governo Conte II. Draghi ha voluto Gabrielli così come ha voluto il coordinamento della politica economica per Bruno Tabacci. Ma con la nomina di Gabrielli, si scopre un altro fronte delicato, quello del ruolo di Capo della Polizia.

Non è stato facile mettere insieme i pezzi di una scacchiera che ha provocato persino uno stop a un consiglio dei ministri già turbolento e interrotto a metà proprio perchè non c’era accordo sui partiti su alcuni nodi politici. Alla fine, è uscito il corpo completo dell’esecutivo che dovrà traghettare il Paese fino a fine legislatura. Ma non senza mal di pancia e – fino all’ultimo – di prove di forza dei partiti in un governo di coesione nazionale che di coesione ha comunque molto poco.

Il primo elemento di scontro, ieri a tarda sera, è stato quello degli appetiti della Lega. Che non ne voleva sapere di mollare la poltrona di sottosegretario al Viminale a qualcuno del Pd. Ne è nato un caso per via dei decreti Sicurezza di Salvini. Perché, alla fine, è uscito un viceministro chiave nello scacchiere del precedente governo, quel dem Matteo Mauri che i decreti li aveva cambiati, ed è nuovamente entrato un uomo della Lega, Nicola Molteni, molto vicino al Capitano. In totale, il Carroccio ha portato a casa 9 poltrone, cosa che ha reso soddisfatti gli uomini di via Bellerio, ma non ovviamente il Pd, dove è montata la protesta. E non solo per questo.

Intanto, tra i 5 stelle risaltava, nella foto d’insieme, l’esclusione dal Mise dell’ex viceministro Stefano Buffagni, per il quale, tuttavia, si ipotizza anche un possibile impiego allo Sport, delega rimasta ora in sospeso, ma si esprimeva comunque soddisfazione per la conferma di Laura Castelli al Mef. Ma anche le conferme per Pierpaolo Sileri, alla Salute, Manlio Di Stefano agli Esteri, Carlo Sibilia al Viminale e Giancarlo Cancelleri alle Infrastrutture.

Nel M5s è comunque rivolta. Diversi eletti hanno contestato l’assegnazione di Ilaria Fontana al super ministero per la Transizione, così come la scelta di affidare la casella della Giustizia ad Anna Macina. Molto soddisfatteo Renzi, sia per la nomina di Gabrielli sia per quelle di Ivan Scalfarotto agli Interni e di Teresa Bellanova viceministro dei Trasporti. "Sono contento - ha detto Renzi ai suoi - che due brave persone come loro siano state premiate. Mi hanno dato fiducia dimettendosi, sono state ripagate".

Ma il vero scontro nella maggioranza si è consumato anche su una delega solo apparentemente secondaria, quella dell’Editoria. Con i 5 stelle che hanno sbarrato la strada all’ex direttore di Panorama Giorgio Mulé (Forza Italia), perché considerato un falco di Berlusconi, aprendo tuttavia un varco per un altro forzista, Giuseppe Moles; protesta, anche in questo caso, del Pd, per il mancato rinnovo di Andrea Martella, fidato uomo di Zingaretti. Ma ancora un’altra partita, quella con le donne dem, pare solo agli inizi dentro il Nazareno.