Giorgio Triani Altro che dannati. La tecnologia ci ha letteralmente salvati. Nella messa a punto di vaccini in tempi record. E pure nella possibilità, grazie alla Dad, di continuare gli insegnanti a insegnare e gli studenti a imparare. Di queste due fondamentali avvertenze c’è però scarso riconoscimento. Sui media come nell’opinione pubblica, ma anche fra i dirigenti...

Giorgio

Triani

Altro che dannati. La tecnologia ci ha letteralmente salvati. Nella messa a punto di vaccini in tempi record. E pure nella possibilità, grazie alla Dad, di continuare gli insegnanti a insegnare e gli studenti a imparare.

Di queste due fondamentali avvertenze c’è però scarso riconoscimento. Sui media come nell’opinione pubblica, ma anche fra i dirigenti scolastici, i professori e nelle famiglie. Che vedono la Dad come il fumo negli occhi. Giusto per limitare il discorso alla prossima apertura dell’anno scolastico.

Il ritorno in aula è massimamente auspicabile. Perché la scuola d’ogni grado è comunità, socializzazione. Didattica, ma anche relazioni umane che si sviluppano in uno spazio fisico.

Tuttavia è massimamente consigliabile evitare di tornare indietro. Come se Covid 19 fosse solo una parentesi da chiudere. Perché non sarà così. Lo dice la storia delle pandemie e dei traumi epocali come le due guerre mondiali. Il dopo, nel giro di pochi anni, è diventato molto diverso dal prima. Previsioni e studi accreditati parlano non di scomparsa dello smart working e dell’e-learning, ma al contrario di allineamento fra l’on line e l’off line. È molto probabile un fiftyfifty, 23 giorni della settimana in presenza e altrettanti a casa o in spazi dedicati, davanti al pc a lavorare o studiare.

Il filosofo Luciano Floridi chiama “On life” questa nuova vita che ci attende e ci vedrà passare da uno stato all’altro, senza più stacchi e cesure nette. È già stato coniato il relativo neologismo: phygital (fisico+digitale). Essere “figitali” sarà presto il nostro inedito e permanente status lavorativo e sociale.

Certo, questo è il futuro, ma la “società ibrida” già la si vede in tanti ambiti e attività. La scuola ha l’obbligo di guardare avanti. Consapevole che sarà molto meglio di quella che è ora, se in grado di utilizzare al meglio le grandi potenzialità educative offerte dalla tecnologia.