Raffaele Donini
Raffaele Donini
Bologna, 14 novembre 2021 - "Terze dosi? Noi continueremo a vaccinare secondo gli obiettivi del Governo. Ma il rischio, anzi, la certezza, è che molte Regioni faticheranno a chiudere i bilanci se dallo Stato non arriveranno fondi aggiuntivi per tutte le spese Covid", dice Raffaele Donini, assessore alla sanità dell’Emilia-Romagna. Da Bologna al resto del Paese la battaglia contro la pandemia passa anche dai conti (sul tavolo mancano 4 miliardi) e da una responsabilità che si fa sociale: "Le Regioni non guardano al portafoglio e da mesi combattono cercando di salvare più vite possibili. Niente ci farà indietreggiare. Ma mentre i cavalli corrono, qualcuno si preoccupi del fatto che non arrivino morti al traguardo". Assessore Donini, qual è quindi lo scenario? "Il rischio concreto è che la gran parte delle...

Bologna, 14 novembre 2021 - "Terze dosi? Noi continueremo a vaccinare secondo gli obiettivi del Governo. Ma il rischio, anzi, la certezza, è che molte Regioni faticheranno a chiudere i bilanci se dallo Stato non arriveranno fondi aggiuntivi per tutte le spese Covid", dice Raffaele Donini, assessore alla sanità dell’Emilia-Romagna.

Da Bologna al resto del Paese la battaglia contro la pandemia passa anche dai conti (sul tavolo mancano 4 miliardi) e da una responsabilità che si fa sociale: "Le Regioni non guardano al portafoglio e da mesi combattono cercando di salvare più vite possibili. Niente ci farà indietreggiare. Ma mentre i cavalli corrono, qualcuno si preoccupi del fatto che non arrivino morti al traguardo".

Assessore Donini, qual è quindi lo scenario?

"Il rischio concreto è che la gran parte delle Regioni, una volta attenuata o vinta la pandemia, si trovi non a progettare la sanità del futuro, ma a ripianare i debiti del recente passato, al tempo della pandemia".

Ma quindi, ora, chi deve pagare?

"Non è pensabile che i costi di una pandemia siano scaricati in gran parte sui bilanci ordinari delle Regioni. Questo renderebbe inevitabile dei disavanzi o peggio ancora dei dissesti che le Regioni non meritano. Situazioni che andrebbero a pregiudicare e a sterilizzare quella stagione di investimenti e di espansioni dei servizi sanitari che ci siamo detti, da almeno 18 mesi, di voler cominciare finita la pandemia".

Il bivio è questo? O si vaccina e si gestisce il Covid, o si tagliano servizi? Ci sono realtà dove non si sa come riaprire gli hub vaccinali.

"Continueremo a correre, non limiteremo ogni sforzo possibile. Ma lo Stato si interroghi: vogliamo che la stagione espansiva della sanità diventi pura retorica? Disavanzi e dissesti comprometterebbero il diritto alla salute dei cittadini o porterebbero a misure di contenimento della spesa".

Quindi come agirete?

"Intanto il presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga ha convocato per martedì una riunione dei presidenti delle Regioni invitando anche i capigruppo di Camera e Senato e le commissioni Sanità e Bilancio. Sarà la sede in cui sensibilizzare anche il Parlamento. Ma sarà anche la sede in cui le Regioni potranno reiterare questa richiesta che ci aspettiamo il Governo accolga".

Mancano miliardi.

"Le regioni hanno speso 8 miliardi per gestire il Covid nel 2021 e ricevuto poco oltre 3 miliardi. Mettendo, sia per il 2020 sia per il 2021, anche ingenti risorse proprie a copertura dei costi. Quello che chiediamo ora è un tavolo politico: questa non è materia che possiamo lasciare solo ai diligenti funzionari dei ministeri. Vogliamo metterci attorno a un tavolo e stabilire quali costi siano da imputare alle Regioni e quali costi debbano essere a carico dello Stato. Penso ad esempio al rinnovo del contratto nazionale del comparto o all’aumento dei costi dell’energia, ma prima di tutto al Covid".

Nel 2022 lo Stato investirà però altri due miliardi sul Fondo sanitario nazionale.

"È una buona notizia, ma sarebbero assolutamente insufficienti qualora sulle Regioni dovessero pesare tutti i costi. È un tema bipartisan: non ci sono colori politici, l’allarme è serio e occorre una presa di coscienza".

Torniamo sulle terze dosi. La platea si sta allargando anche alla fascia 40-59 anni e poi chissà.

"Il tema è proprio questo: servono risorse perché i cittadini ormai si sono abituati a una campagna vaccinale che è veramente decollata e contemporaneamente la sanità è tornata a fare il suo mestiere nelle regioni nell’erogazione di tutte le prestazioni programmate, recuperando anche quelle non effettuate nelle varie ondate pandemiche".

Il rischio è, infine, una disparità di trattamento per le persone a seconda dei territori.

"Quasi tutte le regioni hanno esaurito le risorse, è chiaro che quelle che hanno una sanità territoriale più forte, oppure dispongono di Case della salute e centro vaccinali di prossimità, e hanno rapporti con medici di medicina generale e farmacie saranno meno svantaggiate. Le forze stanno finendo: è impensabile affrontare la pandemia senza che il Governo riconosca questo tema".