Luigi Bergamin, l'ex terrorista dei Pac
Luigi Bergamin, l'ex terrorista dei Pac

Parigi, 29 aprile 2021 - Prima si è costituito Luigi Bergamin, uno degli ex terroristi rossi che erano ancora in fuga dopo l’ondata di arresti di ieri mattina in Francia. Bergamin si è presentato a palazzo di Giustizia di Parigi assieme al suo avvocato per costituirsi. Poche ore più tardi è trapelato che ha fatto la stessa scelta Raffaele Ventura, nome di battaglia Coz, 69 anni, di Varese, condannato per l'omicidio del vice brigadiere Antonio Custra, il 14 maggio 1977, durante una manifestazione della sinistra extraparlamentare a Milano. Resta ancora ricercato  Maurizio Di Marzio. Giovanni Ceola, avvocato di Bergamin, ha poi dichiarato: "Non è scappato, semplicemente ieri mattina non era a casa". Quando ha saputo che era ricercato "ha deciso di costituirsi". Intanto Irène Terrel, che difende diversi fra gli ex terroristi, ha chiesto alla procuratrice Clarisse Taron misure alternative al fermo.  La risposta non si è fatta attendere. I 9 rientreranno tutti a casa questa sera, trapela da fonti investigative. Per ognuno di loro, il giudice ha deciso vari gradi di libertà vigilata, che vanno dall’obbligo di firma all’obbligo di essere presenti in casa in certi orari. Tutto questo in attesa dell’inizio delle udienze per ognuno di loro davanti alla Chambre de l’Instruction per la richiesta di estradizione italiana.

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Brigatisti e terroristi arrestati in Francia: ecco chi sono

Chi è Luigi Bergamin

Ex militante dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo), Luigi Bergamin deve scontare una pena di 16 anni e 11 mesi di reclusione come ideatore dell’omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno 1978 da Cesare Battisti. L’8 aprile per Bergamin sarebbe scattata la prescrizione, ma i termini sono stati interrotti dal magistrato di sorveglianza milanese Gloria Gambitta su richiesta del pm Adriana Blasco, che ha dichiarato Bergamin 'delinquente abituale'. La vicenda giudiziaria di Bergamin e degli altri italiani è stata seguita direttamente in Francia dal magistrato di collegamento italiano a Parigi, Roberta Collidà, in stretta cooperazione con i colleghi d'Oltralpe.

Le famiglie delle vittime

“È una buona notizia, si è costituito, vuol dire che ha capito, è un’ammissione. Adesso potrà scontare le proprie colpe”, commenta Adriano Sabbadin, il figlio del macellaio Lino Sabbadin, ucciso nel 1979 dai Pac. "Io non ho mai avuto dubbi sulla giustizia italiana", aggiunge. Su quella francese fino a ieri sì. "Abbiamo una ferita aperta - era stata la sua considerazione amara -. E finché non si concluderà il ciclo non sarà rimarginata. Il governo francese si assuma la responsabilità per la fuga di Bergamin, per avergli dato protezione fino ad ora". I nostri morti, aveva rivendicato, "non sono andati in prescrizione", aggiungendo "questi non sono da considerare ex terroristi".  

L'omicidio Sabbadin

Il 16 febbraio 1979, un venerdì, Lino Sabbadin, 46 anni, moglie e tre figli, è nella sua macelleria, la  stessa che oggi porta avanti il figlio. Siamo a Caltana, una frazione di Santa Maria di Sala, nella provincia di Venezia. Un commando di terroristi lo uccide senza pietà. Una 'punizione': il 16 dicembre 1978 il macellaio aveva reagito a un tentativo di rapina uccidendo il bandito. E nella rivendicazione del delitto i Pac scrissero proprio questo: solidarietà alla piccola malavita. Bergamin, tra gli ideologi dei Pac, faceva parte del commando terrorista assieme a Cesare Battisti.

L'omicidio Santoro

E sempre Bergamin ideò l'omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso Udine 6 giugno 1978 da Battisti. L'uomo venne  assassinato per strada mentre andava al lavoro, aveva 52 anni, una moglie e tre figli. I Pac rivendicarono il delitto in quella che definirono "campagna contro i lager di Stato", come avevano ribattezzato le carceri. Nei volantini scrivevano che l'istituzione carceraria andava distrutta perché annienta "il proletariato prigioniero". Santoro ha ricevuto la medaglia d'oro al merito civile alla memoria.ù

L'omicidio Custra

Via De Amicis a Milano, è il 14 maggio 1977. I gruppi della sinistra extraparlamentare hanno organizzato un corteo  per protestare contro l'uccisione di Giorgina Masi, avvenuta due giorni prima. Il vice  brigadiere Antonio Custra, napoletano, 25 anni, un figlio in arrivo, si trova  a fronteggiare un numero consistente di manifestanti. Dal lancio delle molotov si passa alle armi. Custra viene colpito al volto e ucciso. Per quel delitto, il varesino Raffaele Ventura sarà condannato assieme ad altri otto. Due mesi dopo l'omicidio nascerà Antonia, la figlia del vicebrigadiere. Morta di tumore a 40 anni nel 2017, aveva perdonato l'uomo che sparò materialmente a suo padre, Mario Ferrandi di Prima Linea.