"Anche adesso che sono qui sana e salva, ogni volta che sento bussare alla porta o avverto il rumore di una persiana mossa dal vento sento un tuffo al cuore e mi assale il terrore". Suor Shahnaz, 46 anni, la religiosa che operava in Afghanistan per l’associazione Pro Bambini di Kabul (Pbk), arrivata tre giorni fa in...

"Anche adesso che sono qui sana e salva, ogni volta che sento bussare alla porta o avverto il rumore di una persiana mossa dal vento sento un tuffo al cuore e mi assale il terrore". Suor Shahnaz, 46 anni, la religiosa che operava in Afghanistan per l’associazione Pro Bambini di Kabul (Pbk), arrivata tre giorni fa in Italia con uno degli ultimi voli del ponte aereo organizzato dalle autorità, è ancora sotto choc.

Il racconto ad Asianews della suora della Congregazione di Santa Giovanna Antida è drammatico: "Tutti in città erano nel panico e volevano solo partire".

La partenza, per suor Shahnaz e le quattro missionarie di Madre Teresa che negli ultimi giorni si erano trasferite nel suo stesso stabile insieme ai 14 ragazzi disabili da loro accuditi, è stata molto difficile. Confessa suor Shahnaz: "Avrei avuto diverse occasioni per fuggire da sola ma, così come il responsabile della Chiesa cattolica padre Giovanni Scalese, mi sono rifiutata. Pensavo: “Moriremo insieme come martiri o ci salveremo insieme“".

Infine, quattro giorni fa, l’occasione buona: "Padre Giovanni ci ha chiamate dicendoci di stare pronte. È arrivato un pullman accompagnato da un’auto della polizia, da padre Scalese e da Alberto Cairo della Croce Rossa". Un tragitto caratterizzato da "un’ansia indicibile. Per strada la gente correva e cercava di raggiungere lo scalo, i talebani sparavano in aria all’impazzata, poi un proiettile ha colpito una persona che è caduta a terra proprio davanti alla nostra auto. Arrivati finalmente al gate principale, siamo riusciti ad attraversare i controlli dei fondamentalisti e ci siamo messi in salvo".