Marco

Buticchi

hai provocato? Io te distruggo! Mo me te magno". Albertone, nei panni dell’americano a Roma che si tuffava in un piatto di maccheroni, non aveva un aspetto regale. Rispecchiava quell’anima dell’Italia che si affacciava timida al benessere e guardava di sottecchi le nazioni che alla prosperità erano approdate da tempo. Poi, col passare degli anni, il tempo ha livellato le differenze, lasciando al Belpaese, tra le tante, anche la medaglia per una enogastronomia sopraffina.

Certo, amata maestà, un piatto di grigio porridge fa esporre a rischi ben inferiori di regale risucchio. Ma vuol mettere il piacere di assaporare, pur rumorosamente, una porzione gigante di carbonara? Una bolognese a regola d’arte? Una spaghettata alle cime di rapa? L’osservanza dell’etichetta, mi creda regina, fa perdere molti dei piaceri intensi della vita. Il tuffo sulla pasta al dente è uno di questi.

Mi permetta un popolano consiglio: giunti al temine degli impegni di blasone, si ritiri nella stanze ovattate di Windsor, congedi inservienti e maggiordomi e si getti, forchetta in pungo in singolar tenzone con un piatto di spaghetti. Ceda, pur per un istante, alla tentazione dei rumori labiali, alle labbra sporche di sugo, ai sapori veri. Albertone era maestro nell’evidenziare italici difetti facendoli passare come pregi. ‘Spaghettare’ racchiude in sé il più profondo senso della vita. Lo provi. God save the Queen forever!