Gli studenti dell’occupazione al liceo classico Manzoni ricevono le pizze (Ansa)
Gli studenti dell’occupazione al liceo classico Manzoni ricevono le pizze (Ansa)
Manzoniani e manzoniane, oggi ci siamo ripresi la nostra scuola": zaini in spalla, sacchi a pelo sotto il braccio e tende al seguito, gli studenti da ieri mattina occupano il cortile del liceo classico Manzoni di Milano. Un simbolo. Il blitz alle 10 in punto: sanno di avere dieci minuti di tempo, le porte si apriranno per il cambio dell’ora dei professori per poi richiudersi. E ne approfittano. Entrano di corsa nella loro scuola. Sono una cinquantina. E subito si dividono in piccoli gruppi. In tempi di pandemia, ’okkupazione’ sia, ma del cortile. "Siamo all’aperto, così riusciamo a mantenere le distanze di sicurezza ed evitiamo qualsiasi possibilità di contagio", ricorda Davide, studente di quinta del Manzoni. Hanno pure i ’referenti Covid’, un servizio d’ordine e un gruppetto...

Manzoniani e manzoniane, oggi ci siamo ripresi la nostra scuola": zaini in spalla, sacchi a pelo sotto il braccio e tende al seguito, gli studenti da ieri mattina occupano il cortile del liceo classico Manzoni di Milano. Un simbolo. Il blitz alle 10 in punto: sanno di avere dieci minuti di tempo, le porte si apriranno per il cambio dell’ora dei professori per poi richiudersi. E ne approfittano. Entrano di corsa nella loro scuola. Sono una cinquantina. E subito si dividono in piccoli gruppi. In tempi di pandemia, ’okkupazione’ sia, ma del cortile. "Siamo all’aperto, così riusciamo a mantenere le distanze di sicurezza ed evitiamo qualsiasi possibilità di contagio", ricorda Davide, studente di quinta del Manzoni. Hanno pure i ’referenti Covid’, un servizio d’ordine e un gruppetto che si occuperà del rifornimento cibo. Ogni quarto d’ora assemblea, per fare il punto. All’ordine del giorno quel ritorno a scuola sfumato, quella didattica a distanza che non funziona. "Come studenti e studentesse è ormai da fin troppo tempo che veniamo trascurati – accusa il collettivo – in Italia la scuola non è assolutamente al primo posto. Chiediamo protocolli univoci e chiari che propongano soluzioni reali per migliorare la situazione in cui ci ritroviamo da quasi un anno. Non ci fermeremo finché la scuola non sarà resa un posto migliore e finché non verrà riaperta in sicurezza. Voi ce le togliete, noi ce le riprendiamo: il Manzoni c’è!".

Nel frattempo arrivano le forze dell’ordine, chiamate dalla preside, che identificano gli studenti e parlano con loro, e cresce l’appoggio all’esterno. Si forma un presidio di studenti, ma anche di genitori. E qualche prof si affaccia dall’aula, sorride ai suoi alunni. "Rispetto alle autogestioni del passato qualcosa è cambiato, sentiamo più appoggio e sostegno", confessano i liceali. Da settimane il Collettivo Politico Manzoni – che storicamente apre la stagione delle contestazioni studentesche milanesi – stava meditando il blitz. L’ultimo rinvio dell’apertura delle scuole superiori lombarde dall’11 al 25 gennaio (almeno) è stata "l’ultima goccia". "Ci tolgono la scuola? Ce la riprendiamo", ripetono, determinati, nella giornata più gelida di Milano. A mezzogiorno arrivano i rifornimenti da fuori, le pizze.

Hanno fatto la spesa per loro genitori e amici. Che hanno continuato a radunarsi all’esterno, in segno di solidarietà. La scuola chiude alle 17, loro sono ancora all’interno. Una mezz’oretta dopo iniziano a uscire gli studenti che non possono passare la notte lì. "Anche per ragioni di sicurezza, meglio non essere in tantissimi", ricordano sempre dall’interno, mentre all’esterno parte l’applauso e il coro: "Il Manzoni c’è, il Manzoni c’è". E c’è anche qualcuno che vorrebbe entrare a dare loro il cambio. Rimangono in cortile una ventina di ragazzi. "Ci diamo ’puntelli’ per aggiornarci e parlare con l’esterno", raccontano, mentre piazzano le tende. "Basteranno per tutti ed eviteremo assembramenti – spiega ancora Davide –, qualcuno di noi si frequenta anche fuori, è ’contatto stretto’, può stare sotto la stessa tenda, gli altri dormiranno ben separati. E fuori abbiamo chiesto di sostenerci fino al coprifuoco". Ma il freddo punge, riescono a strappare l’accordo: si trasferiscono nelle aule. A scuola ci sono solo loro e il custode. Ma stanno sul chi va là: "Potrebbero esserci sgomberi. Continuiamo a parlare con la Digos per spiegare le nostre motivazioni". Erano anni che i liceali non passavano la notte al Manzoni: le ultime occupazioni – per ragioni interne – nel 2017 e 2018. E, prima ancora, contro la ’Buona Scuola’. Negli ultimi due anni le contestazioni avevano preso la forma dell’autogestione.

"Ma quest’anno la posta in gioco è ancor più alta: siamo qui a difendere la scuola – ripetono, dopo giorni di manifestazioni no-stop in tutta Italia –. Dal Manzoni partiranno le proteste anche negli altri licei di Milano, ne siamo convinti. Questo è solo l’inizio: basta promesse fasulle".