Rudolf Anschober ha 60 anni ed è un verde
Rudolf Anschober ha 60 anni ed è un verde
Dopo un anno di pandemia e due collassi il ministro della sanità austriaco Rudolf Anschober a 60 anni dice basta e si dimette. "Devo tirare il freno di emergenza per me stesso, sono esausto". Quindici mesi di decisioni che valgono quelle di un’intera carriera. La vita di milioni di persone fra le mani. E un contesto inedito, dove come ti muovi sbagli. C’è da capirlo. Non un minuto di più, via anche dai social: "Non voglio autodistruggermi", spiega". È rimasto finora al suo posto il nostro Roberto Speranza, ma ha raccontato il malessere di un anno fa, quando 59 milioni di italiani si sono trovati blindati in casa: "Sono nervoso...

Dopo un anno di pandemia e due collassi il ministro della sanità austriaco Rudolf Anschober a 60 anni dice basta e si dimette. "Devo tirare il freno di emergenza per me stesso, sono esausto". Quindici mesi di decisioni che valgono quelle di un’intera carriera. La vita di milioni di persone fra le mani. E un contesto inedito, dove come ti muovi sbagli. C’è da capirlo. Non un minuto di più, via anche dai social: "Non voglio autodistruggermi", spiega". È rimasto finora al suo posto il nostro Roberto Speranza, ma ha raccontato il malessere di un anno fa, quando 59 milioni di italiani si sono trovati blindati in casa: "Sono nervoso al pensiero di qualsiasi aggregazione di più di due persone – scriveva nel suo diario – mi turba persino veder passare le automobili per strada". Paura da tenere per sé. Angoscia da ammantare di ottimismo. E quel peso, la responsabilità per il destino di un’intera nazione.

In cima alla piramide di medici e infermieri tramortiti dalla lotta al Covid ci sono loro, i ministri della salute: stress al quadrato, la solitudine del comando. Il virus ha ricordato – anche a loro stessi – che sono diversi dagli altri colleghi. Una variante della politica infilata di forza fra i misteri della vita e della morte. Un terno al lotto. Un mestiere da rimetterci la pelle. Non si tratta di varare una finanziaria, non è un viaggio in Libia e nemmeno il vaticinio da aruspici sulle scuole aperte o chiuse. Anschober e Speranza hanno dovuto dire alla gente cosa fare per non morire. Senza averne la più pallida idea. Da infarto. Per l’austriaco e l’italiano i sintomi sono gli stessi: sensazione di cappio al collo, come se mancasse l’aria. O peggio ancora: una discesa inarrestabile a fari spenti. Peste, sifilide, vaiolo, colera: incubi di altri tempi. Un responsabile della salute oggi poteva pensare di dedicarsi alla lotta contro l’obesità, non al disastro globale. Lo psichiatra Massimo Picozzi ha lanciato il salvagente ai medici: un corso contro il burn out per i professionisti assediati dal virus. E i ministri? I medici sono stati eroi almeno per un po’, anche se è un attimo passare dagli eroi di ieri ai reduci di domani. Il ministro è carogna per definizione. E sbanda in silenzio. Vincenzo Villari, direttore del dipartimento di neuroscienze e salute mentale della Città della salute di Torino, spiega che il meccanismo è sempre lo stesso: esaurimento emotivo e cognitivo che a un certo punto supera la linea di galleggiamento della resilienza individuale: "O si fa un passo indietro o ci si ammala. In questo senso la reazione del ministro austriaco mi sembra molto sana". Dimettersi per non morire.

La psicoanalista Gemma Brandi ricorda che il giapponese è una delle poche lingue ad assegnare alla morte per eccesso di lavoro un valore statistico: utilizza la parola karoshj, quando il decesso è provocato da un attacco cardiaco da sforzo. Anschober deve averci pensato. Il professor Villari avverte: "Mollare al momento giusto è una misura prudenziale. L’alternativa è ricorrere a quello che per i bimbi è il gioco e per gli adulti si chiama area transizionale: un recinto dentro cui mettere solo cose che ci fanno bene. Per me lo sport, la musica e l’amore".