di Nicola Bianchi La sparizione del foglio di servizio, l’Alfa 33 guidata da un presunto quarto uomo, poi quelle parole di Simonetta Bersani, la "supertestimone" che accusò ingiustamente i Santagata. Ci sono ancora "troppi punti oscuri" sulla strage del Pilastro, scenario, il 4 gennaio 1991 dell’eccidio da parte dei fratelli Savi dei carabinieri Mauro Mitilini, Otello Stefanini e Andrea Moneta. Una verità, nonostante gli ergastoli, ancora oggi "monca", secondo i familiari dei carabinieri che ora chiedono la riapertura delle indagini sulle presunte bugie e depistaggi dell’epoca. E nel prossimo esposto, uno dei punti chiave sarà la testimonianza di Simonetta Bersani, all’epoca minorenne, che dopo tanto silenzio raccontò di essersi trovata a due passi dalla strage e aver visto delle "fiammate" tra Peter Santagata e il finestrino dei...

di Nicola Bianchi

La sparizione del foglio di servizio, l’Alfa 33 guidata da un presunto quarto uomo, poi quelle parole di Simonetta Bersani, la "supertestimone" che accusò ingiustamente i Santagata. Ci sono ancora "troppi punti oscuri" sulla strage del Pilastro, scenario, il 4 gennaio 1991 dell’eccidio da parte dei fratelli Savi dei carabinieri Mauro Mitilini, Otello Stefanini e Andrea Moneta. Una verità, nonostante gli ergastoli, ancora oggi "monca", secondo i familiari dei carabinieri che ora chiedono la riapertura delle indagini sulle presunte bugie e depistaggi dell’epoca. E nel prossimo esposto, uno dei punti chiave sarà la testimonianza di Simonetta Bersani, all’epoca minorenne, che dopo tanto silenzio raccontò di essersi trovata a due passi dalla strage e aver visto delle "fiammate" tra Peter Santagata e il finestrino dei carabinieri uccisi. Peter, e poi il fratello, esponenti della ’mala’ del quartiere Pilastro, finirono ingiustamente alla sbarra per l’eccidio, scagionati completamente però dopo la confessione dei Savi. Con la Bersani indagata per calunnia ma, nel 2007, per scadenza dei termini archiviata, e un’indagine che mai riuscì a chiarire il perché di quelle sue dichiarazioni. Oggi, però, emerge un ulteriore e importante dettaglio che presto finirà nel documento che sarà depositato in Procura. Quel dettaglio è una intercettazione telefonica del 28 agosto 1992 tra Marino Bersani, padre di Simonetta, e Enzo, "un carabiniere in pensione e amico di famiglia".

Una telefonata – di 15’ e 35’’, trascritta integralmente, con anche una voce fuori campo, solo nel 1996 – già agli atti del procedimento penale 39692 "Marchesi + 2", per i falsi e le calunnie.

Siamo alla fine dell’estate, i Bersani sono da poco rientrati dalle ferie, dalla loro abitazione nel quartiere Pilastro, a due passi dal luogo della strage, il capofamiglia chiama Enzo. L’obiettivo è informare l’amico che la figlia Simonetta "ha lasciato quel matto", che continuava a minacciarla per aver accusato i Santagata (Andrea Semilia, l’ex fidanzato, era amico di Peter, ndr). Al ritorno a Bologna Simonetta era molto preoccupata, finita sulla bocca di tutti le bordate che portarono alle manette. E proprio "dopo essere arrivata a casa", qualcuno le avrebbe fatto pressioni. Marino Bersani: "Gli sono saltati addosso subito tutto... – così, testuale, la trascrizione – i capi là e sono poi venuti qui, se la sono portata fuori, tutte le sere la portano fuori e poi gli han spiegato... adesso lei il suo problema è che il 18 va a processo, capito, allora lei aveva già... aveva già drizzato le orecchie. E poi l’altra sera la sono venuti a prendere i capi, poi le han spiegato tutto e...".

Il quasi monologo prosegue: "Dicono noi ti prendiamo un grande avvocato e non ti preoccupare e poi noi siamo tutti con te, la cosa durerà, dice, un quarto, venti minuti". Non è finita: "Capito, non ti preoccupare che noi ti salviamo, perché siamo tutti con te... noi il C... il C.N.N. non... tutto... tutti siamo con te e allora non...". Ma al citare quelle sigle, ecco una terza voce: si sente un "piano", pronunciato con tutta probabilità dalla moglie di Bersani che gli era vicino. Per quale motivo bisognava fare "piano"? Non bisognava fare nomi? E poi chi erano i "capi" che avrebbero tranquillizzato Simonetta che presto sarebbe andata in tribunale? E le sigle?

Nell’udienza del 24 ottobre 1996, Marino Bersani – morto pochi anni fa – viene sentito come teste ma non chiarirà la telefonata, nonostante le tante domande dell’avvocato dei Mitilini, Alessandro Gamberini. Bersani, tra non ricordo e non so, in maniera molto confusionaria, disse che il riferimento ai capi era "forse alla polizia della sua scorta (quella della figlia, ndr), venivano quelli che la scortavano". Perché i capi? "Lei intendeva forse i superiori?". Risposta: "Magari vedevo un uomo e pensavo ai capi. Magari i capi pattuglia, ma non ricordo". E quei C. e CNN, qualche organismo? Nulla. "Non ricordo, non saprei". Nel libro Uno Bianca di Massimiliano Mazzanti, dove vengono riportate tutte le deposizioni della donna, Simonetta Bersani viene definita "personaggio assolutamente negativo", forse "istruita", aggiungerà poi il giornalista, per "incastrare i pilastrini". Una nuova indagine potrebbe presto chiarirlo.