Quotidiano Nazionale logo
quotidiano nazionale
9 giu 2022

Stilista trovata impiccata al parco Sei anni al fidanzato per stalking

Il pm aveva chiesto 30 anni per omicidio volontario. Ma il giudice: morte causata dalle vessazioni subite

9 giu 2022
andrea gianni
Cronaca
Carlotta Benusiglio, aveva 37 anni quando fu trovata impiccata ad un albero di piazza Napoli a Milano
Carlotta Benusiglio, aveva 37 anni quando fu trovata impiccata ad un albero di piazza Napoli a Milano
Carlotta Benusiglio, aveva 37 anni quando fu trovata impiccata ad un albero di piazza Napoli a Milano
Carlotta Benusiglio, aveva 37 anni quando fu trovata impiccata ad un albero di piazza Napoli a Milano
Carlotta Benusiglio, aveva 37 anni quando fu trovata impiccata ad un albero di piazza Napoli a Milano
Carlotta Benusiglio, aveva 37 anni quando fu trovata impiccata ad un albero di piazza Napoli a Milano

di Andrea Gianni

Sei anni dopo la morte della stilista di 37 anni Carlotta Benusiglio, trovata il 31 maggio 2016 impiccata con la sua sciarpa a un albero nei giardini di piazza Napoli a Milano, arriva un primo punto fermo nel giallo. Il suo fidanzato, Marco Venturi, ieri è stato condannato in primo grado a sei anni di carcere (pena già scontata di un terzo per il rito abbreviato) dal gup Raffaella Mascarino. Non per omicidio volontario, accusa contestata dalla Procura che aveva chiesto 30 anni di carcere, ma per il reato meno grave di "morte come conseguenza di altro reato". Il decesso della stilista, secondo il giudice, fu causato dal compagno dell’epoca, frutto di continue vessazioni, atti persecutori e minacce inflitte per almeno due anni.

"Per noi l’importante è che Venturi sia riconosciuto colpevole, come chiediamo da tanti anni – spiega Giorgia Benusiglio, la sorella della vittima –. Questa sentenza ridà dignità a Carlotta e porteremo avanti la nostra battaglia anche nei prossimi gradi di giudizio". Venturi, che per ora rimane a piede libero, ha intenzione infatti di presentare ricorso in appello. Non una sentenza di condanna o assoluzione del 45enne per l’accusa di aver ucciso la fidanzata, ma la riqualificazione in "morte come conseguenza di altro reato" e la sua responsabilità riconosciuta pure per episodi di lesioni e stalking contestati a partire dal 2014. Già dal dispositivo si può capire, hanno spiegato i legali di parte civile, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Pier Paolo Pieragostini, che il gup Raffaella Mascarino ha stabilito che la morte fu conseguenza di "condotte precedenti dolose" da parte del fidanzato. A mamma e sorella sono state riconosciute anche provvisionali di risarcimento da 200mila euro. "L’ipotesi dell’accusa che Venturi abbia strangolato Benusiglio e inscenato il suicidio è completamente caduta", ha fatto presente l’avvocato Andrea Belotti che, assieme alla collega Veronica Rasoli, assiste Venturi, chiarendo che il 45enne "è deluso, per la condanna". Ciò che conta, comunque, ha aggiunto, "è che nessuno possa azzardarsi a definirlo l’assassino dell’ex compagna".

In sostanza, Carlotta potrebbe essere stata ridotta in uno stato tale, soprattutto psicologico, dai comportamenti di Venturi (anche schiaffi e calci per "moti di gelosia", secondo la Procura) da essere stata portata alla morte per impiccagione. E c’è da dire, poi, che il gup non ha optato per l’istigazione al suicidio. Per Venturi, passato negli anni da teste a indagato in via di archiviazione fino ad accusato di omicidio, il pm Francesca Crupi, che ereditò il fascicolo, aveva chiesto una pena molto più alta: 30 anni per omicidio volontario, stalking e lesioni. La Procura aveva evidenziato, in base a filmati delle telecamere di sorveglianza, la presenza del 45enne sul "luogo del delitto", aveva ricordato l’ennesimo e pesante litigio tra i due durante quella serata in cui avevano bevuto molto e le discordanti versioni fornite dall’uomo. Sul caso pesavano pure tre provvedimenti (gip, Riesame e Cassazione) con cui è stata respinta la richiesta d’arresto per omicidio e una perizia medico-legale che stabilì che si sarebbe trattato di suicidio.

In più, un ultimo accertamento col quale un perito informatico, dopo l’esame di alcuni minuti di filmato di una delle telecamere della piazza, ha concluso che una macchia scura non era l’ombra di una sagoma umana, ma un "artefatto dovuto alla compressione dei pixel nelle immagini".

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?