di Lucetta Scaraffia Le dimissioni di Carrón segnano la fine – o forse il culmine – della fase di decadenza che stanno attraversando i movimenti cattolici sorti nel Novecento. Il prete spagnolo era il successore designato da don Luigi Giussani e doveva rappresentare la continuità con la fase precedente, l’età d’oro di Comunione e Liberazione (CL) nata dal sacerdote lombardo. Qualcosa del carisma del fondatore avrebbe dovuto illuminare anche lui, per garantire almeno la continuità se non la crescita del movimento. Non è accaduto, anche se senza dubbio nelle dimissioni di Julián Carrón piuttosto che il fallimento personale ha giocato il fatto che per ordine di papa Francesco tra...

di Lucetta

Scaraffia

Le dimissioni di Carrón segnano la fine – o forse il culmine – della fase di decadenza che stanno attraversando i movimenti cattolici sorti nel Novecento. Il prete spagnolo era il successore designato da don Luigi Giussani e doveva rappresentare la continuità con la fase precedente, l’età d’oro di Comunione e Liberazione (CL) nata dal sacerdote lombardo. Qualcosa del carisma del fondatore avrebbe dovuto illuminare anche lui, per garantire almeno la continuità se non la crescita del movimento. Non è accaduto, anche se senza dubbio nelle dimissioni di Julián Carrón piuttosto che il fallimento personale ha giocato il fatto che per ordine di papa Francesco tra poco i presidenti carismatici dei movimenti dovranno essere sostituiti da presidenti eletti, e per un periodo stabilito. Rassegnare prima le dimissioni, spontaneamente, consente a CL di muoversi con un margine di vantaggio temporale che può aiutare il movimento ad abituarsi al nuovo corso. Non sarà facile passare da una guida carismatica – anche se in questo caso solo per delega – a un sistema democratico con dirigenti di durata definita: lo spazio religioso non è mai stato favorevole alla democrazia. I fondatori sono quasi sempre maschi intorno ai quali fatalmente si crea un gruppo ristretto di seguaci. Forse non per caso l’unico movimento che fin da subito, dopo la morte della fondatrice, si è dato un sistema di cariche democraticamente elette, e a termine, è quello dei Focolari, fondato appunto da una donna, Chiara Lubich (nella foto). A lei è succeduta una stretta collaboratrice, Maria Voce, non designata ma eletta dalle comunità sparse effettivamente in tutto il mondo: una donna che si è dichiarata subito diversa, non semplice continuatrice del suo carisma.

Non è mai facile affrontare la continuità. Il merito dei movimenti è stato quello di rivitalizzare la fede un po’ stanca dei cattolici e l’ispirazione per questo rinnovamento è sempre venuta dalla figura carismatica del fondatore. La gestione democratica di un movimento evoca subito una certa tranquilla freddezza nonché la presenza di candidati diversi, e quindi di gruppi in competizione. La designazione del successore da parte del fondatore cercava di ovviare a questo destino; ma perché riuscisse bisognava trovare un altro fondatore, che magari avrebbe visto le cose diversamente dal primo… e addio continuità.

Il Novecento è stato un secolo di movimenti laicali che hanno cercato di ravvivare un’istituzione sonnolenta e statica, e in parte ci sono riusciti. Ma a costo di puntare tutto sulla personalità eccezionale del fondatore, la cui fortuna si è avvicinata non poche volte a quella delle star mediatiche. Una figura di successo è diventato ad esempio Enzo Bianchi, il carismatico fondatore di Bose, e ancor più Jean Vanier, l’iniziatore dell’Arche e di Foi et Lumière, entrambi protagonisti per le loro qualità intellettuali e spirituali. Ma spesso – come è stato il caso di Vanier – queste figure così luminose nascondevano altrettante ombre. Noi cristiani dobbiamo ricordare, allora, che la salvezza nostra e della comunità a cui apparteniamo è solo sulle nostre spalle, non si può delegare a nessuno, neppure a un mirabile personaggio. E che non esistono altri salvatori se non Gesù: che è lui, e solo lui, il maestro che dobbiamo seguire. E che le regole democratiche ci aiutano a condividere il suo compito e non a delegarlo a qualcuno, con la scusa che è migliore.