Marco

Buticchi

I militari lo sanno bene: gli ordini non si discutono, si eseguono. Il generale Figliuolo gode della mia incondizionata stima per essere l’artefice del traghettamento verso una tranquillità che ci auguriamo durevole. Eppure, mi sia concesso di avanzare qualche perplessità verso la contrarietà da lui espressa a eseguire le vaccinazioni ai vacanzieri nel luogo di villeggiatura.

Vede, signor generale, l’Italia ha retto per un anno e svariati mesi al di là di ogni più rosea aspettativa. Gli italiani sono passati senza sommovimenti di piazza o quasi attraverso il morbo che infuriava, il pane che mancava, la libertà personale che vacillava. Chiedere loro, oggi, di rinunciare anche al miraggio di un respiro vacanziero, è accanimento terapeutico. Anche se il fermo suggerimento militar-cortese si limita a dire: organizzatevi la vita in funzione del vaccino. Vero, signor generale: il vaccino ‘salva la vita’. Ma non sarebbe meglio se, questa volta, fosse lo Stato a organizzarsi senza chiedere ulteriori adeguamenti alla popolazione, già provata da un terribile uragano? Confidiamo che, come già successo per la salvifica pozione e dopo aver preso le misure, l’Italia incominci a muoversi col ritmo degli ingranaggi d’orologeria e che diventi indifferente vaccinarsi spaparanzati a Cefalù che rifiorisce assieme a tutto il settore turistico, piuttosto che a Cinisello a ferragosto? Bisbigliato tra noi italiani: ce lo siamo strameritato.