Piero Gamacchio, 68 anni, ha ammesso sui social di essere «il giudice scroccone»
Piero Gamacchio, 68 anni, ha ammesso sui social di essere «il giudice scroccone»
di Anna Giorgi Tutto ci si aspettava meno che Piero Gamacchio, 68 anni e una carriera che, almeno fino a ieri, ha fatto onore alla magistratura, fosse il "giudice scroccone", la famosa “toga“ che non paga nei bar e nei ristoranti di lusso, che fa acquisti nelle boutique, senza preoccuparsi (tanto poi non saldava il conto) di quanto costassero gli abiti, rigorosamente di sartoria per lui e per la sua signora. Il gossip di cui da giorni si parlava con insistenza dentro Palazzo di giustizia, da ieri ha anche un nome e un cognome e, se Lombroso aveva...

di Anna Giorgi

Tutto ci si aspettava meno che Piero Gamacchio, 68 anni e una carriera che, almeno fino a ieri, ha fatto onore alla magistratura, fosse il "giudice scroccone", la famosa “toga“ che non paga nei bar e nei ristoranti di lusso, che fa acquisti nelle boutique, senza preoccuparsi (tanto poi non saldava il conto) di quanto costassero gli abiti, rigorosamente di sartoria per lui e per la sua signora. Il gossip di cui da giorni si parlava con insistenza dentro Palazzo di giustizia, da ieri ha anche un nome e un cognome e, se Lombroso aveva ragione, Gamacchio è davvero l’ultima persona a cui si poteva pensare: raffinato, brillante, con una competenza altissima e un forte senso di indipendenza di giudizio e di legalità. Quel giudice da cui chiunque avrebbe sperato di essere giudicato per il noto senso di equilibrio e moralità, impossibile da influenzare.

Nella sua carriera si è occupato di procedimenti molto delicati come il caso Finmeccanica, quello dell’ex assessore lombardo Zambetti condannato per legami con la ’ndrangheta, ha seguito la vicenda dei “dossier illegali“ di Telecom-Pirelli, andando molto più indietro, si è occupato anche del processo “Conto Protezione“ a Bettino Craxi e pure del Banco Ambrosiano. L’ultimo processo importante sarebbe iniziato a metà maggio: l’appello per il crac del Montepaschi di Siena. Alla vigilia dell’appuntamento che avrebbe dovuto chiudere la sua integerrima carriera, il giudice con un post ha dovuto ammettere che "lo scroccone" era lui, che era tutto vero. "Quanto letto sui social e su taluni media in questi ultimi giorni corrisponde ahimè alla verità (...) questi fatti mi impongono di chiedere da subito di essere messo in aspettativa. Si è trattato di comportamenti di grave leggerezza di cui mi pento profondamente e ai quali porrò al più presto rimedio".

E aggiunge: "Lasciavo passare il tempo anche perché da parte mia pensavo sempre al successivo adempimento da svolgere. Ci tengo però a sottolineare il fatto che mai, in alcun modo mai, questi fatti possano aver influito nelle mia attività di giudice; attività che ho sempre svolto con libertà ed indipendenza". E ancora: "Il contenuto delle sentenze da me redatte è lì a dimostrarlo. Proprio però considerando la necessaria serenità che deve presiedere all’esercizio della funzione giudiziaria, questi fatti mi impongono di chiedere l’aspettativa". A cui seguirà la richiesta di una pensione anticipata di quasi due anni.

Il “caso“ era scoppiato dopo che alcuni titolari di noti ristoranti avevano affidato ai social i loro sfoghi circa i "ritardi nel pagamento di cene e altro da parte da parte di un noto giudice della Corte d’Appello". E poi c’era stato un prestito di 40mila euro chiesto da Gamacchio a un avvocato e mai restituito. Il tam tam sui social ha fatto il resto.