Uno dei ragazzi puniti dal Magnolia Independent School District perché porta i capelli lunghi
Uno dei ragazzi puniti dal Magnolia Independent School District perché porta i capelli lunghi

Luigi

Caroppo

Un tempo si chiamavano capelloni e il perbenismo borghese degli anni Settanta indicava in folte chiome chissà quale simbolo di illegalità preoccupante che annunciava venti di rivolta. I capelli come il vestiario sono sempre stati messaggeri sociali: non solo moda, ma spesso un modo di essere e di pensare. Anche per protestare. Ora in tempi di generi fluidi quasi nessuno ci fa più caso. Solo la pubblicità mette rasati contro barbuti per promuovere prodotti per l’uno e l’altra tipologia.

Il tempo si è fermato invece nel profondo Texas dove una scuola ha vietato agli studenti maschi di portare i capelli lunghi e sospeso un bimbo di 9 anni che non voleva accorciare la chioma. E così sette studenti hanno fatto causa al Magnolia Independent School District per quella che hanno definito "una politica discriminatoria". Ecco il divieto imposto dalla scuola: "Non avere i capelli più lunghi della parte inferiore del colletto della camicia, dell’orecchio e degli occhi".

Quasi quasi scrivo a quel gruppetto di studenti per mettere anche la mia firma sotto la denuncia perché della folta chioma, che il Dna mi consente di custodire anche in età da ’anta’, ne ho fatto un piccolo elemento identitario.

Un elemento di libertà di scelta anche quando c’era chi consigliava di tagliare capelli e basette. Un po’ poco per manifestare la libertà? Può darsi, ma quei ragazzi texani ci insegnano che non bisogna fidarsi dell’apparenza e non avere pregiudizi. Di nessun genere.