Lampedusa, 15 giugno 2019 - Dieci dei 53 migranti a bordo della Sea Watch ferma al limite delle acque territoriali italiane, sbarcheranno a Lampedusa. Lo sbarco, secondo quanto si apprende, è stato autorizzato dal ministro dell'Interno Salvini per 7 di loro perché necessitano di cure mediche, e per 3 accompagnatori. I migranti verranno trasferiti a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera. 

La nave Sea Watch intanto vaga ancora a poche miglia da Lampedusa con i suoi migranti a bordo, salvati nei giorni scorsi al largo della Libia. Una situazione di stallo che ha urtato i nervi di Salvini, che ha rilanciato le accuse contro la Ong e ha promesso che "non la passerà liscia". E poco prima di mezzogiorno è arrivata la svolta annunciata: "Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal Nuovo Decreto Sicurezza." Il documento è stato firmato anche dai ministri di Trasporti e Difesa, Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta. Nel pomeriggio il ministro degli Interni è tornato sulla questione da Recco: "Sono stati autorizzati a scendere bimbi, donne incinte e malati. Io voglio il bene di tutti. Per quello che riguarda questa nave fuorilegge, per me può stare lì per settimane, per mesi, fino a Capodanno". 

Da Malta invece, dove partecipa al vertice dei Paesi del sud Europa, il premier Giuseppe Conte ha chiesto "maggiore trasparenza da parte delle Ong" e ha sottolineato che la Guardia costiera libica "ha già fatto diversi interventi". Ieri in serata uno dei portavoce della Commissione Ue ha ribadito che le navi europee devono rispettare il diritto internazionale che impone salvataggi e sbarchi in un porto sicuro, "condizioni - ha detto - che non si ritrovano in Libia".

Per la nave della Ong tedesca è stata la seconda notte al confine con le acque territoriali, a sedici miglia dall'isola di Lampedusa. Da due giorni la nave 'pendola', come si dice nel gergo marittimo (Salvini preferisce dire, polemicamente, 'ciondola'), senza muoversi da quella posizione in attesa di una svolta. La nave si trova in acque internazionali e sta mantenendo una rotta da ovest a est e viceversa al di fuori delle acque territoriali italiane.  

SEA WATCH: MAI IN LIBIA - Dal canto suo la Sea Watch ha spiegato, con un video dell'attivista e portavoce Giorgia Linardi pubblicato su Twitter, perché non ha voluto fare rotta verso la Libia, facendo alcuni esempi delle condizioni di vita nei campi: "Le persone a bordo ci hanno raccontato di aver trascorso lunghi periodi di detenzione in Libia e di aver subito vessazioni inenarrabili. Uno dei naufraghi ha raccontato di essere stato costretto a seppellire cadaveri per preparare il centro di detenzione alla visita di operatori esterni cercando di renderlo più presentabile. Questa è la Libia, il Paese in cui ci viene indicato di portare le persone soccorse: non lo faremo mai".