An illustration picture shows a woman holding her Apple Ipad tablet which displays a tactile keyboard under the Google home page in Bordeaux, Southwestern France, in this February 4, 2013, file photo. The personal data gathering abilities of Google GOOG.O, Facebook FB.O and other tech companies has sparked growing unease among Americans, with a majority worried that Internet companies are encroaching too much upon their lives, a new poll showed, April 4, 2014.  REUTERS/Regis Duvignau/Files (FRANCE - Tags: SCIENCE TECHNOLOGY BUSINESS)
An illustration picture shows a woman holding her Apple Ipad tablet which displays a tactile keyboard under the Google home page in Bordeaux, Southwestern France, in this February 4, 2013, file photo. The personal data gathering abilities of Google GOOG.O, Facebook FB.O and other tech companies has sparked growing unease among Americans, with a majority worried that Internet companies are encroaching too much upon their lives, a new poll showed, April 4, 2014. REUTERS/Regis Duvignau/Files (FRANCE - Tags: SCIENCE TECHNOLOGY BUSINESS)

Firenze, 17 gennaio 2015 - LA SCUOLA DIAZ ha vinto diecimila euro per acquistare tablet e lavagna interattiva multimediale, ma ora fra i genitori serpeggia il dubbio, paventato da un’insegnante in una lettera a tutte le famiglie, che il finanziamento debba essere restituito al ministero. Il materiale informatico infatti non è mai stato utilizzato, perché la scuola non ha rete wi-fi, ma d’altra parte si tratta di soldi pubblici, assegnati con un bando di concorso. A dir la verità, i diecimila euro erano arrivati a Ponte a Mensola con tempistica svizzera per avviare nelle due prime dell’elementare, istituto comprensivo di Coverciano, il progetto «Classe 2.0»: a gennaio 2014 l’adesione al bando di concorso, a maggio la comunicazione della vincita e contestualmente la richiesta della connessione internet. Poi a giugno sono arrivato i soldi, a ottobre sono stati ordinati notebook e lim, poi consegnati a Ponte a Mensola un mese dopo.

Intanto però cablaggio e rete wifi segnavano il passo. Non che non sia stato fatto niente: tra settembre e ottobre ci sono stati alcuni sopralluoghi da parte dei tecnici comunali, forse perché la scuola ha sollecitato più volte la rete wifi, ma di fatto a oggi non funziona neanche il registro elettronico. A quanto ne sanno le famiglie dei bambini che avrebbero dovuto «imparare a leggere e scrivere sui nuovi strumenti tecnologici», come afferma il progetto Cl@sse 2.0, ai primi di febbraio verrà chiesta la rendicontazione economica del progetto. Con conseguenze ipotizzabili, a iniziare dalla restituzione dei 10mila euro.

La lettera diffusa fra i genitori è stata inviata anche all’assessora all’istruzione Cristina Giachi e all’ingegner Mazzoni dei servizi tecnici. «Conosciamo bene il problema, che peraltro non è solo della Diaz – sottolinea l’assessora Giachi – e ci stiamo attivando per risolverlo. Ma non è facile come potrebbe sembrare: sono diverse le scuole fiorentine che hanno vinto quel bando e questo non può che essere motivo di soddisfazione, ma al tempo stesso vanno reperiti i fondi per le relative connessioni internet, tenendo presenti i limiti imposti dalla legge di stabilità. Cablaggio e reti wifi sono fra i nostri obiettivi ma questo finanziamento ministeriale ci obbliga a modificare i piani, siamo costretti a rincorrere».

La coperta è corta e si sa. «Appunto per questo – spiega Giachi – sarebbe forse il caso di fornire qualche tablet in meno e dare qualche fondo per i collegamenti internet per farli funzionare. Ne abbiamo parlato anche con l’ufficio scolastico perché il bando così com’è ci mette in difficoltà».

Tanto che alla Diaz alcuni genitori avevano proposto di provvedere pagando il wifi di tasca propria, così come in altri istituti i dirigenti hanno provveduto accettando il contributo di sponsor. «Non può essere questa la soluzione per una scuola pubblica – commenta l’assessora – Noi comunque stiamo provvedendo». L’ultima notizia arrivata ai genitori è che lunedì i tecnici comunali saranno alla Diaz.