Massimo

Donelli

era una volta l’arbitro di pallone. E il suo giudizio era insindacabile. Ma il 28

febbraio 1965 quel fuoriclasse di Enzo Tortora (1928-1988) portò la Moviola alla Domenica sportiva: "Ci servirà per ripassare, tra amici, al rallentatore, eventuali episodi spinosi", spiegò. Da lì in poi il calcio non fu più lo stesso. Perché dopo la moviola arrivò, con il Processo del lunedì di Aldo Biscardi, il Moviolone in 3D (2002). E, polemica dopo polemica, si approdò infine al VAR, acronimo di Video Assistant Referee, ovvero assistente arbitro al video (2017). Che funziona così: un arbitro segue la partita sullo schermo e aiuta il collega in campo a prendere le decisioni rivedendo le azioni controverse.

Ebbene, da martedì sera il VAR è anche in politica. È stata Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, a introdurlo per verificare il voto sul cui esito si stava berciando. E il VAR ha stabilito che mancavano dal totale due senatori. Morale: non sanno nemmeno far di conto. E non sanno nemmeno più che cosa sia la vergogna. Infatti, vi risulta che qualcuno tra i molti e ben remunerati presenti abbia alzato la mano per dire "Scusate, ho sbagliato. Colpa mia"? Ma figuriamoci! VAR, come tana, libera da ogni responsabilità tutti. Inclusi l’espulso (per morosità) dal Movimento 5 Stelle che salva la cadrega agli ex colleghi; e l’improbabile socialista che fa da spalla a Beppe Grillo, odiatore numero uno di Bettino Craxi. Che roba…