In Italia, dal lockdown dello scorso anno, sono stati 13 milioni i cittadini che hanno fatto videoconferenze
In Italia, dal lockdown dello scorso anno, sono stati 13 milioni i cittadini che hanno fatto videoconferenze
di Alessandro Belardetti Un nuovo pericolo si aggira per le strade: gli zombie di Zoom. Secondo il sondaggio ‘Root insurance distracted driving awarness’ il 54% degli automobilisti americani che si è messo al volante dopo aver utilizzato una piattaforma per le videoconferenze, ha ammesso di aver avuto difficoltà a concentrarsi durante la guida. E l’età influisce tantissimo sulla capacità di restare attenti nel traffico, dimostrando come siano ancora una volta i più giovani a rimetterci a causa dell’abuso del web: per la generazione X (dai 40 ai 55 anni) il problema della concentrazione scende al 48%, tra i Millennials (dai 20 ai 40 anni) si riscontrano difficoltà di controllare l’andatura nel 61% degli...

di Alessandro Belardetti

Un nuovo pericolo si aggira per le strade: gli zombie di Zoom. Secondo il sondaggio ‘Root insurance distracted driving awarness’ il 54% degli automobilisti americani che si è messo al volante dopo aver utilizzato una piattaforma per le videoconferenze, ha ammesso di aver avuto difficoltà a concentrarsi durante la guida. E l’età influisce tantissimo sulla capacità di restare attenti nel traffico, dimostrando come siano ancora una volta i più giovani a rimetterci a causa dell’abuso del web: per la generazione X (dai 40 ai 55 anni) il problema della concentrazione scende al 48%, tra i Millennials (dai 20 ai 40 anni) si riscontrano difficoltà di controllare l’andatura nel 61% degli intervistati e, infine, tra la generazione Z (i nati dal 2000) si tocca il picco col 65 per cento di giovani distratti in modo grave.

"La maggior parte dei lavoratori, per colpa della pandemia, è passata improvvisamente allo smart working, con lunghe videochiamate di gruppo e riunioni virtuali – spiega il Ceo di ‘Root insurance’, Alex Timm, interpellato da Fast Company –. La dipendenza dalle tecnologie assieme al tempo trascorso davanti a uno schermo sono aumentate in modo incredibile, comportando una maggiore distrazione da parte dei conducenti che hanno appena finito il turno di lavoro". Skype, Google Meet, Zoom, Webex sono diventati punti di riferimento quotidiani – dagli aperitivi virtuali alle feste di compleanno, dagli spettacoli teatrali alle riunioni di famiglia – e le riunioni di lavoro richiedono un grande sforzo mentale a livello di concentrazione.

Gli esperti da tempo avvertono "che una videoconferenza professionale consuma moltissime energie cerebrali in più rispetto ai meeting svolti di persona" perché quando si è in smart working da casa "spesso si devono ‘parare’ incursioni dei figli, non ascoltare il rumore della televisione, allontanare gli animali domestici e schermare altre decine di azioni di disturbo". "L’attenzione è una risorsa limitata – analizza Stefan van der Stigchel, docente di Psicologia sperimentale all’università di Utrecht –: se dopo averne usata parecchia, uno si precipita in strada con l’automobile, avrà per forza di cose meno attenzione e questo può causare anche vittime, perché la guida richiede moltissimo impegno mentale, soprattutto se si procede in percorsi sconosciuti". Per contrastare il rischio di incidenti alla guida dovuti alla bassa concentrazione post videoconferenza, il professore van der Stigchel suggerisce di scegliere un’attività leggera da svolgere prima di mettersi al volante: "Fare qualcosa che non richieda concentrazione, subito dopo la conference call: il bucato, una passeggiata. Qualcosa che possa essere svolto in modo relativamente automatico. Così il cervello avrà il tempo per ricaricare le pile".

Uno studio dell’università di Standford, in California, ha coniato il termine ’Zoom fatigue’, ovvero lo stress generato dal fatto di guardare continuamente la propria immagine nel riquadro di un video. La Zoom fatigue risulta essere tra le principali fonti di ansia, non si è abituati a vedersi sbattuta addosso di continuo la propria immagine, come se si fosse sempre davanti a uno specchio. È quello che, invece, attualmente, sta succedendo con una frequenza inedita. Vedere la propria faccia nel riquadro può essere fonte di distrazione: in un incontro dal vivo non accade e questo permette di focalizzare l’attenzione sull’interlocutore. Inoltre il rischio è di incorrere in un’esasperata autovalutazione di se stessi, cogliendo l’opportunità – stressante – di guardarsi per capire come ci vedono gli altri.