Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio (Ansa)

Roma, 26 agosto 2018 - Il fascicolo non è più a carico di ignoti. Per la vicenda della nave Diciotti è il ministro dell’Interno Matteo Salvini a essere indagato per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Indagato anche il capogabinetto del ministro, il prefetto Matteo Piantedosi, colui che ha divulgato tra i vertici del Viminale, le istruzioni di Salvini. La decisione è stata presa dal capo della procura di Agrigento Luigi Patronaggio che ieri come persone informate dei fatti ha interrogato per tre ore a piazzale Clodio il capo del dipartimento immigrazione del Viminale, prefetto Gerarda Pantalone e il suo vice, il prefetto Bruno Corda.

Ai due dirigenti il procuratore ha chiesto da chi avessero ricevuto l’ordine di impedire prima l’attracco a Lampedusa e poi lo sbarco a Catania dei 190 migranti salvati in zona Sar maltese dal pattugliatore Diciotti. A entrambi Patronaggio ha chiesto spiegazioni anche sul perché, in violazione delle convenzioni internazionali, non abbiano indicato il Place of Safety, il Porto Sicuro dove far sbarcare gli immigrati tratti in salvo la notte del 15 agosto e da dieci giorni ormai a bordo del pattugliatore. Infine il capo della procura di Agrigento li ha incalzati sul perché finora sia stato impedito ai migranti di esercitare il diritto di poter richiedere asilo politico e perché non si siano rifiutati di applicare direttive contrarie alla legge. Dalle loro risposte è emerso in maniera inequivoca ciò che Salvini rivendica da giorni: ovvero che, con il ministro in vacanza a Pinzolo ma in costante e continuo contatto con i suoi più stretti collaboratori, la catena di comando ha fatto perno sul capo di gabinetto, il prefetto Matteo Piantedosi, colui che ha divulgato all’interno dei vertici del Viminale, le istruzioni di Salvini. A quel punto il procuratore ha rotto gli indugi ha iscritto il ministro dell’Interno e il suo più stretto collaboratore nel registro degli indagati per arresto illegale, sequestro di persona aggravato (punibile da 6 mesi a 8 anni di reclusione) e abuso d’ufficio.

Patronaggio è stato anche tentato di indagare Salvini per il reato di recente introduzione di sequestro di persona a scopo di coazione, ovvero sequestrare una persona per costringere un terzo, anche un’organizzazione internazionale di Stati, a compiere un atto o ad astenersene (punibile fino a trent’anni di carcere). Ma alla fine ha desistito. A questo punto è scattata la procedura prevista dalla legge e gli atti sono stati trasmessi alla procura di Palermo che li trasmetterà a breve al Tribunale dei Ministri della stessa città, competente per i reati commessi dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni. Si tratta di un collegio composto da tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio a Palermo che abbiano un anzianità di almeno 5 anni. Entro tre mesi, compiute le indagini preliminari e interrogati gli indagati, il Tribunale dei ministri dovrà scegliere se archiviare l’indagine o procedere. Se deciderà di andare avanti però deve essere autorizzato entro due mesi dal ramo del Parlamento di competenza. E nel caso di Salvini sarebbe il Senato ad esprimersi. Difficile, con l’attuale maggioranza, che possa acconsentire.