di Alessandro Farruggia Il Cts, sulla base del protocollo messo a punto dalle Regioni, ha dato il via libera alla possibilità di far ripartire gli impianti sciistici dal 15 febbraio, ma solo nelle regioni in fascia gialla. Resta quindi esclusa, tra le zone alpine, la Provincia autonoma di Bolzano, che è ancora in area arancione per le norme nazionali ma che proprio ieri la giunta provinciale ha deciso di mettere in lockdown da lunedi’ 8 febbraio fino a domenica 28: per tre settimane ci saranno negozi chiusi, didattica a distanza nelle scuole e divieto di spostamento dal proprio Comune. Durante la riunione...

di Alessandro Farruggia

Il Cts, sulla base del protocollo messo a punto dalle Regioni, ha dato il via libera alla possibilità di far ripartire gli impianti sciistici dal 15 febbraio, ma solo nelle regioni in fascia gialla. Resta quindi esclusa, tra le zone alpine, la Provincia autonoma di Bolzano, che è ancora in area arancione per le norme nazionali ma che proprio ieri la giunta provinciale ha deciso di mettere in lockdown da lunedi’ 8 febbraio fino a domenica 28: per tre settimane ci saranno negozi chiusi, didattica a distanza nelle scuole e divieto di spostamento dal proprio Comune.

Durante la riunione svoltasi ieri pomeriggio, il Cts ha esaminato l’ultima modifica al protocollo proposta dalle Regioni lo scorso 28 gennaio, ma gli esperti hanno bocciato la proposta di riaprire anche in zona arancione. Un primo divieto è stato però tolto e questo – se il contagio scende – potrebbe portare a fine febbraio ad un via libera anche nelle zone arancioni. "Un primo importante riconoscimento per il mondo della montagna – osserva l’assessore alla Montagna della Regione Lombardia, Lara Magoni – È una boccata d’ossigeno per un settore che sta soffrendo una crisi senza precedenti".

Ma gli operatori chiedono di più. "Ora – osserva il presidente dell’Associazione nazionale esercenti funiviari (Anef) Valeria Ghezzi – va tolto il divieto di circolazione tra le regioni, abbiamo bisogno di sapere che si possa venire in montagna. Non voglio pensare che le imprese interrompano la cassa integrazione per i dipendenti – sottolinea Ghezzi – e poi venerdì prossimo ci dicano che non tolgono il divieto di spostamento. Abbiamo già subito tanti danni e decine di aziende sono in crisi di liquidità".

Intanto oggi ci sarà il rapporto settimanale della cabina di regia che porterà alle eventuali ordinanze del ministro Roberto Speranza. Rischia di diventare zona rossa l’Umbria, oggi arancione. I numeri non aiutano con l’Rt a 1,14, occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica sopra la soglia critica e un rischio complessivo alto per 3 o più settimane. A preoccupare anche i casi legati alla variante brasiliana. Ne sarebbero stati individuati già diverse decine, soprattutto nella provincia di Perugia dove c’è un’incidenza di 273,38 casi ogni 100mila abitanti. E preoccupa l’Abruzzo, che potrebbe diventare zona arancione perché si stima che il 40% dei casi emersi a Pescara negli ultimi giorni siano dovuti alla variante inglese. A rischio zona arancione anche Campania e Molise mentre Puglia e Sardegna dovrebbero scendere da arancione a giallo. Non dovrebbero invece cambiare colore la provincia di Bolzano (arancione) e il Friuli Venezia Giulia (giallo), che nelle mappe dell’Unione europea sono classificate come zone ad alto rischio. Resterà zona gialla anche la Toscana.

In lieve crescita ieri i casi di Covid 19 registrati in Italia: 13.659 contro i 13.189 di mercoledì, ma con 9mila tamponi in meno. Il tasso di positività sale al 5,05% rispetto al 4,7% del giorno precedente. I decessi sono 422 (24 ore prima 476), con il totale delle vittime che supera quota 90mila, 90.241 in tutto.