di Dario Crippa È il 1944. In Europa infuria la guerra, i nazisti spadroneggiano in Francia. Gli ebrei vengono deportati nei campi di sterminio, i loro beni trafugati. Le opere d’arte appartenute alle famiglie più agiate vengono requisite. Tra febbraio e agosto, in particolare da quando gli Americani sono sbarcati in Normandia e le sorti della guerra hanno cominciato a rovesciarsi, i più avveduti e ingordi fra le SS si affrettano a depredare gli ultimi tesori. Succede anche a Poitiers, nel cuore della Francia, bombardata a più riprese dai giorni dallo sbarco. Le truppe di occupazione tedesche ne approfittano per penetrare in casa di una importante e danarosa famiglia...

di Dario Crippa

È il 1944. In Europa infuria la guerra, i nazisti spadroneggiano in Francia. Gli ebrei vengono deportati nei campi di sterminio, i loro beni trafugati. Le opere d’arte appartenute alle famiglie più agiate vengono requisite. Tra febbraio e agosto, in particolare da quando gli Americani sono sbarcati in Normandia e le sorti della guerra hanno cominciato a rovesciarsi, i più avveduti e ingordi fra le SS si affrettano a depredare gli ultimi tesori.

Succede anche a Poitiers, nel cuore della Francia, bombardata a più riprese dai giorni dallo sbarco. Le truppe di occupazione tedesche ne approfittano per penetrare in casa di una importante e danarosa famiglia ebrea. La svuotano. Nel bottino, c’è anche un dipinto di grandi dimensioni, un olio su tela (120x150 cm). Risale al Seicento, si intitola Loth avec ses deux filles lui servant à boire ed è attribuito all’artista francese Nicolas Poussin (1594 -1665), noto in Italia (morì a Roma) come Niccolò Pussino. Da allora, se ne perdono le tracce. Ma la famiglia non demorde. Per anni va avanti a cercarlo. Fra gli eredi, c’è anche una donna ormai di 98 anni. Vive in Svizzera e assieme a un altro erede di 65 anni che vive invece negli Stati Uniti tiene viva la speranza. Fino a quando non entrano in gioco due elementi decisivi: un collezionista olandese e i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio culturale di Monza, gli ’Indiana Jones dell’arte’. Saranno loro a trovare il quadro. Andiamo con ordine. Le ricerche erano cominciate già alla fine della guerra, il 22 febbraio 1946, quando la famiglia di Poitiers aveva iniziato a scandagliare fra le opere asportate dai nazisti e trasferite in Germania. Si erano rivolti alla Commission de Récupération Artistique e avevano inserito nell’inventario anche il loro Poussin.

Nel 1947 la scheda era stata inserita nella pubblicazione ’Répertoire des biens spoliés en France durant la guerre 1939-1945’, pubblicato tra il 1947 e il 1949 dal Bureau Central des Restitutions. Per anni non era sembrato accadere nulla. Ma il catalogo si rivelerà decisivo. Nel 2019, l’ultimo possessore del dipinto (e bisognerà capire con quanta consapevolezza della sua provenienza) risulta un antiquario milanese, che decide di esportarlo in Olanda in occasione della fiera mercato internazionale di Maastricht.

In quella circostanza, però, ad ammirare il dipinto fortunatamente c’è anche un esperto d’arte olandese. Vive in Italia, è molto colto e si rende conto subito che quel quadro è proprio il Poussin perduto. Non ci pensa su due volte e trova modo di avvertire i discendenti dei legittimi proprietari. Ai due anziani eredi non pare vero, è tutta la vita che attendono, i loro cari che avevano cominciato quella ricerca sono ormai per lo più morti. Il 25 maggio 2020, tramite il loro legale italiano, denunciano il furto al Nucleo Tpc di Monza. Scattano le indagini, viene ricostruita la storia del dipinto, si scopre che era entrato in Italia nel 2017, portato da un antiquario emiliano, che lo aveva poi esportato temporaneamente in Belgio per una mostra mercato a Bruxelles. L’ultimo tassello conduce finalmente a localizzare il prezioso dipinto – sul mercato varrebbe centinaia di migliaia di euro, ma il vero valore è inestimabile – in provincia di Padova, nella casa dell’antiquario milanese. Dove è stato sequestrato e, su disposizione dalla Procura di Milano, restituito ora ai legittimi proprietari.