di Ettore Maria Colombo A dicembre del 2007, per affossare in via definitiva il governo Prodi II, a Fausto Bertinotti, allora leader del Prc, bastò un’intervista in cui definì l’allora premier "un poeta morente". Pochi mesi e, con la complicità dell’Udeur di Clemente Mastella, il governo dell’Unione era già sepolto. Matteo Renzi, nella conferenza organizzata ieri sera in Senato, al riparo di una Roma deserta e infreddolita da temperatura polari, l’ha presa più alla lontana. Diversi i temi affrontati per peso specifico (Recovery Plan, Mes, giustizialismo, servizi segreti), ma la sostanza non cambia: l’ex premier ha deciso che il governo Conte 2 deve...

di Ettore Maria Colombo

A dicembre del 2007, per affossare in via definitiva il governo Prodi II, a Fausto Bertinotti, allora leader del Prc, bastò un’intervista in cui definì l’allora premier "un poeta morente". Pochi mesi e, con la complicità dell’Udeur di Clemente Mastella, il governo dell’Unione era già sepolto. Matteo Renzi, nella conferenza organizzata ieri sera in Senato, al riparo di una Roma deserta e infreddolita da temperatura polari, l’ha presa più alla lontana. Diversi i temi affrontati per peso specifico (Recovery Plan, Mes, giustizialismo, servizi segreti), ma la sostanza non cambia: l’ex premier ha deciso che il governo Conte 2 deve cadere.

Anche il Pd ha presentato le sue osservazioni sul Recovery Plan, aggiustando il tiro rispetto a titoli di giornali che, di prima mattina, volevano vedere Zingaretti sulla stessa lunghezza d’onda di Renzi ("La bozza di Conte non va bene, è generica e sommaria, il piano è tutto da rifare"), e dal Nazareno assicurano che le loro critiche sono sempre ‘costruttive’. Resta il punto: di fatto, anche i dem bocciano Conte, almeno sul Recovery Plan. Il guaio è che Renzi – cui non mancano coraggio sfrontato, spavalderia e parlar chiaro – non si limita a bocciare il Conte’s plan sul tema specifico, ma boccia il governo su tutta la linea. Insomma, un avviso di sfratto che prelude a un annuncio di crisi di governo.

Ma vediamo i punti su cui Renzi demolisce i piani di Conte: "Pensiamo che il piano predisposto dal presidente del Consiglio manchi di ambizione, sia senz’anima, si vede che non c’è un’unica mano che scrive. È un collage talvolta raffazzonato di pezzi di diversi ministeri. Si vede la mano burocratica di chi mette insieme i pezzi". Parce sepulto tutto palazzo Chigi, dunque.

Renzi poi entra nello specifico: non ci sono soldi per il Sud, i giovani, per l’occupazione. Quindi il senatore annuncia che domani Italia viva – oggi è il turno di M5s e Pd – si presenterà con i suoi due capigruppo dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (che Iv non ama, ma anche nel Pd la freddezza verso il titolare del Mef è forte) con ben 61 proposte. "Se le nostre idee non vanno bene – precisa Renzi – c’è la possibilità di una maggioranza senza di noi perché per noi le idee valgono più delle poltrone". E ancora: "Se il premier non vorrà parlare di contenuti con Iv ne prenderemo atto. Senza accordo siamo pronti a lasciare".

Poi, non pago, il leader di Iv ritorna sul Mes ("non torniamo indietro, serve") sapendo che i 5Stelle dicono no e poi no, e già che c’è li punge sul loro "giustizialismo manettaro". Sulla delega ai servizi segreti è durissimo: "Noi non vogliamo che si facciano scherzi sui temi sulla sicurezza e chiediamo che il presidente del Consiglio affidi la delega ai servizi ad una persona terza". Morale, all’apertura formale della crisi manca solo il ritiro della delegazione ministeriale (le lettere di dimissioni di Bonetti e Bellanova sono già nelle mani del ‘Capitano’ di Iv) ma Renzi lascia un angusto pertugio aperto: "Chiediamo a questo governo di cambiare passo, il piano è deludente".

Infine, la beffa, peggiore dell’offesa. Le richieste di Italia viva a Conte sono riassunte dall’acronimo CIAO (’Cultura, infrastrutture, ambiente e opportunità’). "È un Ciao Conte?" chiede un giornalista. Renzi tace e sorride perfido.