Raul Castro (oggi novantenne) e il fratello Fidel: la loro dittatura tiene in scacco Cuba da più di sessant’anni
Raul Castro (oggi novantenne) e il fratello Fidel: la loro dittatura tiene in scacco Cuba da più di sessant’anni

Cesare

De Carlo

Con le dimissioni di Raul Castro, fratello di Fidel, finisce il castrismo? Assolutamente no. Il castrismo è il comunismo in veste caraibica. Calore e colore. Sole e mambo in luogo del gelo e del khorovod sovietico. Ma identica la condanna alla miseria e al sottosviluppo. Come in Urss appunto quando imponeva la "condivisione della proprietà".

Il partito unico sopravviverà. Improbabile che il suo nuovo segretario generale, l’attuale presidente Miguel Diaz Canel, possa ammorbidirne il controllo sociale. Almeno sino a che il 90 enne Raul rimarrà in vita. Tuttavia l’annuncio di ieri merita un posto nella storia.

I Castro brothers erano al potere dalla fine del 1959. E nemmeno i nostalgici inguaribili possono coprirne i fallimenti, a compensare i quali non basta la propaganda sulla sanità e sull’istruzione.

Naturalmente ne danno la colpa alle sanzioni americane. E in parte è vero. Fu Kennedy a spingere Fidel Castro nelle braccia dell’Urss. Se non avesse abbandonato al massacro gli esuli cubani nella baia dei Porci, non ci sarebbe stata la crisi dei missili. Fidel non sarebbe sopravvissuto.

O forse non sarebbe diventato un dittatore ideologico. Né sarebbero stati fucilati 15 mila di anti-sistema. Ma non per questo i Castro vanno assolti. Scomparsa l’Urss non hanno avuto il coraggio o il buon senso di voltare pagina e di copiare il revisionismo di Cina e Vietnam. Sono rimasti stalinisti. Come il paffuto Kim della Corea del Nord. (cesaredecarlo@cs.com)