di Riccardo Jannello Nel museo di Palazzo di Tatoi, già residenza dei re greci, una parte rilevante l’avrà il vino. Durante la ristrutturazione dell’edificio e del suo sontuoso parco a quindici chilometri da Atene, sono state trovate nelle cantine numerose casse di vino e liquori, molte datate XIX secolo. Alcuni esperti sostengono che qualcuna di queste bottiglie può essere bevuta. Ma nessuno, per ora, ha il coraggio di stapparle: meglio tenerle come oggetti di culto e immaginare di assaporare il loro afrore immergendosi nella belle epoque ellenica. Al momento sono state aperte 235 casse che contenevano circa 4.000 bottiglie; altre...

di Riccardo Jannello

Nel museo di Palazzo di Tatoi, già residenza dei re greci, una parte rilevante l’avrà il vino. Durante la ristrutturazione dell’edificio e del suo sontuoso parco a quindici chilometri da Atene, sono state trovate nelle cantine numerose casse di vino e liquori, molte datate XIX secolo. Alcuni esperti sostengono che qualcuna di queste bottiglie può essere bevuta. Ma nessuno, per ora, ha il coraggio di stapparle: meglio tenerle come oggetti di culto e immaginare di assaporare il loro afrore immergendosi nella belle epoque ellenica.

Al momento sono state aperte 235 casse che contenevano circa 4.000 bottiglie; altre 300 potrebbero dare alla luce nuovi tesori. Ce ne sono già in quelle che il ministero della Cultura greco, affidandosi a una nota cantina ellenica, la Achaia Clauss di Patrasso, ha cominciato a catalogare: oltre a vari Chateaux francesi, ha destato interesse il vino etichettato ‘Tatoi’, la riserva reale, si tratta di bianchi e rossi anche molto antichi vinificati per i sovrani.

E poi un’anfora in porcellana contenente un whisky Chivas realizzato in esclusiva per le teste coronate europee e regalato all’incoronazione di Elisabetta II a re Paolo I, invitato alla cerimonia. Era il 1953, la confezione merita di essere esibita come una vera opera d’arte in mezzo ad altri Chivas più... popolani. "Si tratta di reperti di grande importanza storica e sociale", ha dichiarato il ministro della Cultura di Atene, Lisa Mendoni, che tiene in grande considerazione il lavoro di catalogazione del singolare tesoro.

Il confronto con il catalogo storico della Achaia Clauss offrirà nuovi stimoli di studio. Fra l’altro, le cantine del Palazzo di Tatoi hanno riservato anche la sorpresa di moltissime lattine di bibite, molte consegnate alla famiglia reale prima che venissero importate in Grecia, quasi per avere un imprimatur. Al di là di quello ritrovato al Tatoi – nel 2002 restituito alla Repubblica e dal 2007 oggetto di restauro proprio per insediarvi un museo – si va sempre di più alla ricerca di metodi perché il vino sia affinato più tempo possibile migliorando le proprie qualità.

Ecco che molte aziende hanno cominciato a immergere le bottiglie fino a settanta metri sott’acqua dove c’è buio, temperatura e umidità costante che non tolgono nulla alla maturazione del vino. Gli esperimenti della "Cantina sotto il mare" sono iniziati dal 2017 dopo il ritrovamento di un bastimento affondato nel 1880 che portava champagne alla corte degli Zar. Nel relitto del Mar Baltico c’erano 168 bottiglie intatte. Dopo varie analisi furono aperte e "assaggiate": secondo qualche coraggioso erano ancora bevibili.

Meglio sarebbe andato con un vino rosso, di per sé più adatto all’invecchiamento. Invece gli archeologi che hanno scoperto la più antica anfora con residui di vino che si conosca non hanno avuto il coraggio di provarlo: la brocca aveva 8000 anni e il vintage della Georgia era ormai senza sapore. La scoperta conferma che il Caucaso è la culla della viticultura e ha spinto un agricoltore della zona, Ramaz Nikoladze, a sotterrare alla base di alberi frondosi orci ultracentenari per invecchiare più a lungo il suo vino che, per chi l’ha assaggiato, è un moderno nettare degli dei.