Gli scontri al G8 di Genova
Gli scontri al G8 di Genova
La violenza, cieca e inaccettabile, con cui gli uomini dello Stato agirono alla Scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto (se ne parla nella pagina a fianco, ndr) ha finito per egemonizzare la narrazione sul G8 di Genova, rapidamente uscito dalla cronaca per diventare Storia. E, appunto, saranno probabilmente gli storici, in un tempo sufficientemente lontano per ricostruire gli eventi con distacco e profondità, a raccontare nella sua interezza ciò che accadde nel cuore della Superba vent’anni fa. G8 Genova, quando scesero i barbari. I giorni della furia Black Bloc Oggi, infatti, dopo aver frugato negli archivi e scandagliato Internet, appare evidente che, mentre la memoria della Diaz e di Bolzaneto è vivissima, il martirio della città, tre giorni e 25 milioni di danni, sta scivolando verso l’oblio. Eppure basta un numero a...

La violenza, cieca e inaccettabile, con cui gli uomini dello Stato agirono alla Scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto (se ne parla nella pagina a fianco, ndr) ha finito per egemonizzare la narrazione sul G8 di Genova, rapidamente uscito dalla cronaca per diventare Storia. E, appunto, saranno probabilmente gli storici, in un tempo sufficientemente lontano per ricostruire gli eventi con distacco e profondità, a raccontare nella sua interezza ciò che accadde nel cuore della Superba vent’anni fa.

G8 Genova, quando scesero i barbari. I giorni della furia Black Bloc

Oggi, infatti, dopo aver frugato negli archivi e scandagliato Internet, appare evidente che, mentre la memoria della Diaz e di Bolzaneto è vivissima, il martirio della città, tre giorni e 25 milioni di danni, sta scivolando verso l’oblio. Eppure basta un numero a indicare la necessità di saperne e raccontare di più: solo dieci persone, tutti cittadini italiani, sono stati condannati in via definitiva per devastazione e saccheggio (articolo 419 del codice penale) con pene da 6 a 15 anni. Dieci colpevoli a fronte delle centinaia, fra le 400-500 mila scese in strada, che incendiarono auto, depredarono un supermercato, distrussero un distributore di benzina, spaccarono vetrine, devastarono bancomat, lanciarono pietre contro le forze dell’ordine e assaltarono la zona rossa, cittadella nella città, all’interno della quale si svolgevano i lavori del G8 presieduti da Silvio Berlusconi, allora 65enne e tornato alla guida del governo da appena 39 giorni.

Chi mise Genova a ferro e fuoco? La narrazione dominante scarica ogni colpa su 300 (chi dice 400) Schwarzer block arrivati dall’estero. Schwarzer block è la definizione con cui la polizia tedesca identificò gli autonomi vicini alla sinistra extraparlamentare durante le manifestazioni antinucleari degli anni 80. Schwarzer vuol dire nero. E, poiché ben presto il movimento si internazionalizzò, prevalse la definizione inglese: Black Bloc. Vestiti di nero (appunto), i Black Bloc sono, secondo la Treccani, "prevalentemente anarchici, provengono da varie nazioni e si ritrovano a contestare i summit delle organizzazioni economiche internazionali. Schierati a volto coperto in piccoli gruppi compatti, colpiscono luoghi che ritengono simboli del capitalismo: banche, agenzie interinali, filiali di multinazionali, distributori di benzina". Ciò che fecero in quei giorni a Genova, con l’aggiunta di un assalto al carcere di Marassi. Ma i Black Bloc non furono soli. Poterono contare sulla collaborazione di centinaia di manifestanti. E sull’ambiguità (verbale, quantomeno) di alcuni fra gli oltre 700 gruppi e associazioni riuniti nel Genoa Social Forum, i cui portavoce, Vittorio Agnoletto, 63 anni, medico milanese, e Luca Casarini, 53, attivista di Mestre (Venezia), chiesero l’annullamento del G8 perché "illegittimo" e perché la zona rossa costituiva "una limitazione delle libertà costituzionali". Nel 2012, davanti al Palazzaccio dove ha sede la Corte di Cassazione, mentre si svolgeva il processo agli unici dieci imputati, un presidio solidale srotolò questo striscione: "Chi saccheggia è lo Stato. Tutti liberi. Chi devasta è il capitale". Uno dei condannati, Vincenzo Vecchi, 48 anni, muratore milanese, disse: "Mi onoro di aver partecipato da uomo libero a una giornata di contestazione contro un’economia capitalista". Un altro, Alberto Funaro, 53 anni, infermiere in un ospedale romano, alla vigilia della sentenza sintetizzò: "Pagheremo per tutti". Già. Vent’anni dopo ("Possiamo dire che avevamo ragione su tutto" ha proclamato pochi giorni fa Agnoletto), gli impuniti sono una folla. E di un ragazzo resta solo la memoria: Carlo Giuliani, 23 anni, ucciso, all’apice di una giornata di violenze, nel pomeriggio del 20 luglio dal carabiniere Mario Placanica, 20 anni, verso il quale stava lanciando un estintore con cui poco prima un altro manifestante aveva devastato il vetro posteriore della jeep dell’Arma, assediata dai manifestanti e al cui interno, oltre a Placanica, che sparò, c’erano altri due militari. Giuliani sotto i pantaloni indossava il costume. Quel giorno sarebbe dovuto andare al mare. Poi cambiò idea. Un tragico sliding doors…