Mauro

Bassini

Putin sarà pure "un dono che Dio ha fatto alla Russia", come disse Silvio Berlusconi. Ma la Russia avrebbe meritato doni migliori. ‘Zar Vladimir’ non passerà alla storia come il più amato dei leader di Mosca. Eppure, a modo suo, sa essere irresistibile. Memorabile quel discorso in cui il presidente si definiva "un democratico vero, purtroppo unico al mondo" e aggiungeva che dopo la morte di Gandhi "non c’è più nessuno con cui parlare". Ma Putin sa essere irresistibile anche quando non parla di politica. La pretesa di fare dello Champagne un prodotto tipicamente russo è una gag da grande illusionista internazionale. È come se Draghi stabilisse che il vero caviale è quello allevato in provincia di Brescia e che il beluga russo va considerato una modesta imitazione delle uova di lompo.

Per decreto si può decidere qualsiasi cosa. O almeno così sembra pensarla l’ex capo del Kgb che da oltre vent’anni comanda al Cremlino. Con lo champagne, però, Putin ha un tantino esagerato. Dovrà fare marcia indietro. Non per le proteste francesi, ma per la prevedibile reazione di quella trentina di oligarchi che hanno in mano il potere russo. Gente strana gli oligarchi. Puoi convincerli a rinunciare a banche, yacht, squadre di Premier League. Puoi perfino convincerli a pagare le tasse. Ma non li convincerai mai a preferire uno ‘champagne’ russo a un buon calice di Dom Perignon.