Alessandro Farruggia Chi parla di libertà di parola per giustificare il vicequestore no-green pass Nunzia Alessandra Schilirò, salita sul palco di San Giovanni per arringare il popolo no vax, commette un doppio errore. Il primo è che la Schilirò è stata presentata alla manifestazione come...

Alessandro

Farruggia

Chi parla di libertà di parola per giustificare il vicequestore no-green pass Nunzia Alessandra Schilirò, salita sul palco di San Giovanni per arringare il popolo no vax, commette un doppio errore. Il primo è che la Schilirò è stata presentata alla manifestazione come dirigente della Polizia di Stato, e quindi in quanto tale di fatto parlava. Il secondo è che la portata delle sue affermazioni è veramente troppo forte. Definire il green pass "la tessera e il marchio della discriminazione" e sostenere che "la disobbedienza civile è un dovere sacro quando lo Stato diventa dispotico o corrotto" è incompatibile con il suo ruolo.

Peccato per lei che il green pass, è stato istituito da una legge dello Stato, quello Stato che lei ha giurato di difendere e che in nessun modo è possibile definire dispotico se stabilisce, extra ordinem ma come previsto dalla Costituzione, misure limitative dei nostri diritti costituzionali a tutela della salute dei propri cittadini. Per coerenza, se davvero pensa quello che ha detto, Schilirò dovrebbe dimettersi e continuare la sua battaglia da privata cittadina. Non accadrà, e così il provvedimento disciplinare farà il suo corso: sanzione probabile la “deplorazione“ ma non si escludono sospensione o addirittura la destituzione. Certo è che lo Stato non può far finta di nulla. Le parole possono essere pietre e chi le usa a sproposito ne deve essere in prima persona responsabile. Specialmente se fa parte delle Forze dell’Ordine.