Papa Francesco, dietro il Papa emerito Ratzinger (Ansa)
Papa Francesco, dietro il Papa emerito Ratzinger (Ansa)

CdV, 14 febbraio 2015  - In buona forma, sorridente e evidentemente molto contento di partecipare al rito, il Papa Emerito Benedetto XVI ha preceduto Papa Francesco e i 19 nuovi cardinali (uno dei 20 è assente per ragioni di salute e di età) giungendo prima di loro nella Basilica di San Pietro per il Concistoro. Prima che entrasse la processione con il Pontefice attuale, gli altri membri del Collegio Cardinalizio si sono avvicinati uno alla volta a Joseph Ratzinger per salutarlo. Doppia stretta di mano tra Francesco e Ratzinger con un gesto molto significativo.

All'assenza del neo cardinale colombiano, il 95enne José de Jesu's Pimiento Rodriguez, "che ha chiesto di poter ricevere la berretta in Colombia, non riuscendo a venire a Roma per l'avanzata età", ha fatto un accenno nel suo saluto al Papa, il prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica ed ex ministro degli esteri, Dominique Mamberti. A nome degli altri nuovi cardinali, Mamberti ha anche ringraziato Joseph Ratzinger. "Con particolare affetto - ha detto nel discorso rivolto a Francesco - salutiamo il Papa Emerito Benedetto XVI che accogliendo il suo invito ha voluto essere presente in questa significativa circostanza". 

 


MAMBERTI ASSICURA OBBIEDIENZA - Siamo invitati ad uscire da noi stessi, dalle nostre abitudini e comodità", per svolgere "un nuovo servizio, che è a un tempo di aiuto, di sostegno e di speciale vicinanza alla persona del Papa e per il bene della Chiesa". A questo sono chiamati i nuovi cardinali, ha affermato a nome dei 19 neo porporati il prefetto del Tribunale della Segnatura Aostolica ed ex ministro degli esteri, Dominique Mamberti. "La porpora ci ricorda anzitutto che il Signore ci chiede di condividere il Suo amore per tutti gli uomini: un amore che, nell'obbedienza al Padre, è offerta di sé 'usque ad mortem, mortem autem crucis'". 

"Se c'è, dunque, un onore di cui siamo insigniti - ha detto Maberti - è quello di essere sollecitati a una più intima unione con Gesù, a una partecipazione più viva e profonda alla Sua oblazione, a essere con Lui sulla Croce, che è salvezza, vita e resurrezione nostra, attraverso la quale siamo salvati e liberati".

Mamberti ha evocato il servizio dei cardinali alla Chiesa Universale che "implica avere un orizzonte più ampio". "E qui - ha osservato - è davvero presente tutto il mondo, essendo i nuovi Cardinali espressivi di tutti i continenti. Appartenere alla Chiesa di Roma significa, dunque, servire la comunione della Chiesa universale. Una comunione che è continuamente nutrita e alimentata dalla carità stessa di Cristo - che ci spinge a vivere non più per noi stessi, ma per Lui che è morto e risorto per noi ed è fecondata dal sangue dei molti martiri che qui hanno dato la vita". "Il loro esempio e la loro intercessione - ha concluso - ci diano la forza e il coraggio necessari per essere testimoni del Signore risorto fino ai confini della terra e per chinarci sulle ferite e sulle piaghe dell'uomo di oggi a portare la Sua misericordia". 

PAPA FRANCESCO: AL PASTORE NON MANCANO OCCASIONI PER ARRABBIARSI - "Al pastore che vive a contatto con la gente non mancano le occasioni di arrabbiarsi. E forse ancora di più rischiamo di adirarci nei rapporti tra noi confratelli, perché in effetti noi siamo meno scusabili". Sono parole di Papa Francesco nell'omelia. "La carità, e solo la carità - ha spiegato il Papa - che ci libera. Ci libera dal pericolo di reagire impulsivamente, di dire e fare cose sbagliate; e soprattutto ci libera dal rischio mortale dell'ira trattenuta, 'covata' dentro, che ti porta a tenere conto dei mali che ricevi". Secondo Francesco, "questo non è accettabile nell'uomo di Chiesa". "Se pure si può scusare un'arrabbiatura momentanea e subito sbollita, non altrettanto per il rancore. Dio - ha scandito - ce ne scampi e liberi". 

Ai nuovi cardinali il Papa ha ricordato che la carità, dice Paolo, "non si adira, non tiene conto del male ricevuto". E che "non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio". Secondo Bergoglio, "questo è davvero un miracolo della carità, perché noi esseri umani, tutti, e in ogni età della vita, siamo inclinati all'invidia e all'orgoglio dalla nostra natura ferita dal peccato". Ed "anche le dignità ecclesiastiche non sono immuni da questa tentazione". "Ma proprio per questo - ha osservato Bergoglio - può risaltare ancora di più in noi la forza divina della carità, che trasforma il cuore, così che non sei più tu che vivi, ma Cristo vive in te. E Gesù è tutto amore. Inoltre, "la carità non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse". "Questi due tratti - ha spiegato Francesco - rivelano che chi vive nella carità è de-centrato da sé. Chi è auto-centrato manca inevitabilmente di rispetto, e spesso non se ne accorge, perché il rispetto è proprio la capacità di tenere conto dell'altro, della sua dignità, della sua condizione, dei suoi bisogni. Chi è auto-centrato cerca inevitabilmente il proprio interesse, e gli sembra che questo sia normale, quasi doveroso". "Tale interesse - ha concluso il Papa - può anche essere ammantato di nobili rivestimenti, ma sotto sotto è sempre il proprio interesse. Invece la carità ti de-centra e ti pone nel vero centro che è solo Cristo. Allora sì, puoi essere una persona rispettosa e attenta al bene degli altri". 

SERVE FORTE SENSO DI GIUSTIZIA - "Chi è chiamato nella Chiesa al servizio del governo deve avere un forte senso della giustizia, così che qualunque ingiustizia gli risulti inaccettabile, anche quella potesse essere vantaggiosa per lui o per la Chiesa". Lo ha affermato Papa Francesco nell'omelia tenuta oggi in San Pietro in occasione del Concistoro. "La carità - ha ricordato citando l'Apostolo Paolo - non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità e nello stesso tempo si rallegra della verità". "Che bella questa espressione!", ha commentato Bergoglio rilevando che "l'uomo di Dio è uno che è affascinato dalla verità e che la trova pienamente nella Parola e nella Carne di Gesù Cristo. Lui è la sorgente inesauribile della nostra gioia". "Che il popolo di Dio - ha concluso - possa sempre trovare in noi la ferma denuncia dell'ingiustizia e il servizio gioioso della verità".

NON E' UNA ONORIFICENZA - "Quella cardinalizia è certamente una dignità, ma non è onorifica". Lo ha affermato Papa Francesco. "Già il nome cardinale evoca - ha osservato - il cardine" che "non è qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità". "Voi - ha detto ai nuovi cardinali - siete cardini e siete incardinati nella Chiesa di Roma, che presiede alla comunione universale della carità". "Nella Chiesa - ha sottolineato il Papa - ogni presidenza proviene dalla carità, deve esercitarsi nella carità e ha come fine la carità. Anche in questo la Chiesa che è in Roma svolge un ruolo esemplare: come essa presiede nella carità, così ogni Chiesa particolare è chiamata, nel suo ambito, a presiedere nella carità". 

I CATTOLICI DEVONO ESSERE MAGNANIMI E BENEVOLI - Nella sua omelia, Francesco ha auspicato che "l'inno alla carità della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi possa essere la parola-guida" nell'azione dei nuovi cardinali. "Ci farà bene - ha assicurato - lasciarci guidare, io per primo e voi con me, dalle parole ispirate dell'apostolo Paolo, in particolare là dove egli elenca le caratteristiche della carità: la carità è magnanima e benevola". Secondo Francesco, "quanto più si allarga la responsabilità nel servizio alla Chiesa, tanto più deve allargarsi il cuore, dilatarsi secondo la misura del cuore di Cristo". "Magnanimità - ha detto - è, in un certo senso, sinonimo di cattolicità". I credenti, ha elencato il Papa, debbono "saper amare senza confini", ma nello stesso tempo restare "fedeli alle situazioni particolari e con gesti concreti". "Amare - ha spiegato - ciò che è grande senza trascurare ciò che è piccolo; amare le piccole cose nell'orizzonte delle grandi". E "saper amare con gesti benevoli". "Benevolenza - ha ricordato Francesco - è l'intenzione ferma e costante di volere il bene sempre e per tutti, anche per quelli che non ci vogliono bene".

IL PAPA ASSEGNA A OGNI CARDINALE IL TITOLO DI UNA CHIESA DI ROMA  - I nuovi cardinali hanno promesso "di conservare sempre con le parole e con le opere la comunione con la Chiesa cattolica; di non manifestare ad alcuno quanto mi sarà stato affidato da custodire e la cui rivelazione potrebbe arrecare danno o disonore alla Santa Chiesa; di svolgere con grande diligenza e fedeltà i compiti ai quali sono chiamato nel mio servizio alla Chiesa, secondo le norme del diritto". Poi il Papa ha imposto loro lo zucchetto e la berretta cardinalizi, "rossa come segno della dignità del cardinalato, a significare che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all'effusione del sangue, per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa". Quindi ha consegnato loro l'anello e la bolla che assegnazione ad ognuno una chiesa di Roma (titolo o diaconia), quale "segno di partecipazione alla sollecitudine pastorale del Papa nell'Urbe". 

Ecco l'elenco dei titoli e delle diaconie assegnati da Papa Francesco ai nuovi cardinali: 
a Dominique Mamberti la diaconia di Santo Spirito in Sassia; 
a Manuel José Macario do Nascimento il titolo di Sant'Antonio in Campo Marzio; 
a Berhaneyesus Demerew Souraphiel il titolo di San Romano Nartire; 
a John Atcherley Dew il titolo di Sant'Ippolito; 
a Edoardo Menichelli il titolo dei Sacri Cuori di Gesù e Maria a Tor Fiorenza; 
a Pierre Nguyen Van Nhon il titolo di San Tommaso Apostolo; 
ad Alberto Suarez Inda il titolo di San Policarlo; 
a Charles Maung Bo il titolo di Sant'Ireneo a Centocelle; 
a Francis Xavier Kriengsak Kovithavanu il tiolo di Santa Maria Addolorata; 
a Francesco Montenegro il titolo dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio; 
a Daniel Fernando Sturla Berhouet il titolo di Santa Galla; 
a Ricardo Blazquez Perez il titolo di Santa Maria in Valliella; 
a José Luis Lacunza Maestrojuan il titolo di San Giuseppe da Copertino; 
ad Arlindo Goes Furtado il titolo di San Timote; 
a Soane Patita Paini Mafi il titolo di Santa Paola Romana. 
Al cardinale José de Jesus Pimiento Rodriguez - assente per motivi di salute - il titolo di San Giovanni Crisostomo a Monte Sacro Alto; 
a Luigi De Magistris la diaconia dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria in Via Lata; 
a Karl Josef Ruber la diaconia di Sant'Antonio di Padova a Circonvallazione Appia; 
a Luis Hector Villalba il titolo di San Girolamo a Corviale; 
a Julio Duarte Langa il titolo di San Gabriele dell'Addolorata. 

A SOSRPERA IL PAPA INSERISCE MADRE BRANDO TRA SANTE 17 MAGGIO - A sorpresa Papa Francesco ha aggiunto il nome di madre Brando, suor Cristina dell'Immacolata Concezione, la fondatrice delle Vittime Espiatrici del Preziosissimo Sangue, una congregazione molto radicata in Campania, tra quelli delle nuove beate che saliranno all'onore degli altari il prossimo 17 Maggio. Le altre, quelle cioè il cui nome era previsto che fosse letto dal Papa in San Pietro in occasione del Concistoro di oggi, sono Giovanna Emilia De Villeneuve, fondatrice della Congregazione delle suore dell'Immacolata Concezione di Castres; Maria di Gesù Crocifisso, monaca dell'ordine dei Carmelitani Scalzi. Maria Alfonsina Danil Ghattas, religiosa fondatrice della Congregazione delle suore del Rosario di Gerusalemme.