Ragazza legge la Bibbia a messa davanti al Papa
Ragazza legge la Bibbia a messa davanti al Papa

Città del Vaticano, 11 gennaio 2021 - Niente sacerdozio femminile, ma una piccola e (finalmente) sostanziale riforma a favore di una maggiore integrazione delle donne nella Chiesa. Meglio, nell'esercizio del potere/servizio all'interno delle parrocchie. Con la pubblicazione del motu proprio 'Spiritus Domini', il Papa modifica il diritto canonico, aprendo alle donne i ministeri istituiti del lettorato e dell'accolitato, finora ad appannaggio esclusivo dei maschi. Trattasi rispettivamente del servizio di chi legge le letture a messa e di chi assiste il prete sull'altare.

Nella vita ecclesiale lettrici e accolite sono sparute e sussidiarie. La loro timida presenza, almeno in Italia, rappresenta una deroga alla decisione, assunta (in continuità col passato) da Paolo VI nel 1972, di riservare il lettorato e l'accolitato ai soli maschi in quanto ritenuti ministeri propedeutici all'accesso a quelli ordinati (diaconato, presbiterato ed episcopato), dal valore sacramentale e preclusi alle donne. Ora nell'ultimo motu proprio Bergoglio spezza questo anello di congiunzione per riconoscere che "si è giunti negli ultimi anni ad uno sviluppo dottrinale che ha messo in luce come determinati ministeri istituiti dalla Chiesa hanno per fondamento la comune condizione di battezzato e il sacerdozio regale ricevuto nel sacramento del battesimo”. Pertanto, sono da ritenersi dei ministeri laicali “essenzialmente distinti dal ministero ordinato che si riceve con il sacramento dell’ordine”.

A essere modificato nel Codice di diritto canonico è nello specifico il primo paragrafo del canone 230 che nella nuova versione così recita: “I laici, che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti”. Viene pertanto abrogata la specifica di "sesso maschile" riferita a laici. La riforma non dispiace a Paola Lazzarini, responsabile dell'organizzazione 'Donne per la Chiesa' che da alcuni anni si batte per una piena parità di genere all'interno del popolo di Dio. "Ben venga questa modifica del Codice di diritto canonico, che avvicina le donne agli altari, ben sapendo però che ratificare la realtà già esistente è ben lontano dal cambiamento che auspichiamo - commenta la sociologa -. 0ra aspettiamo di vedere se e quante donne chiederanno l’ammissione a questi ministeri e soprattutto come sapremo riempirli di sostanza nuova, che sia vivificante per la Chiesa tutta".

Col motu proprio papa Francesco, che in questi sette anni di pontificato ha più volte sottolineato l'urgenza di favorire una maggior partecipazione femminile alle decisioni della Chiesa (muovono in tal senso le nomine di varie donne a uffici di rilievo in Curia romana), recepisce le sollecitazioni emerse nei recenti sinodi dei vescovi dedicati ai giovani (2017) e all'Amazzonia (2019). Proprio il documento finale di quest'ultima assise propone diversi imput per la valorizzazione delle fedeli cattoliche. Tra questi il rilancio della commissione di studio sul diaconato femminile

Per quanto riguarda l'andamento dei nuovi lavori di questa istituzione, rinnovata nella sua composizione da Bergoglio all'indomani del Sinodo sull'Amazzonia,  si sa poco o nulla. Ciononostante l'ipotesi di un ripristino del diaconato femminile (presente ai tempi di San Paolo) resta sul piatto. La conferma arriva dalla lettera al prefetto dell'ex Sant'Uffizio, cardinale Luis Ladaria, in cui il Pontefice spiega le ragioni del motu proprio e, rifacendosi al niet di Giovanni Paolo II, (lettera apostolica 'Ordinatio sacerdotalis', 1994), scrive che "rispetto ai ministeri ordinati la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale”. La porta resta chiusa (a chiave) alla prospettiva delle donne prete, non evidentemente al diaconato (permanente) femminile.