Papa Francesco (Afp)
Papa Francesco (Afp)

Città del Vaticano, 7 dicembre 2014 - I divorziati risposati "non sono scomunicati. Ma non possono essere padrini di battesimo, non possono leggere le letture a messa, non possono distribuire la comunione, non possono insegnare il catechismo, non possono fare sette cose: ho l'elenco. Se racconto questo, sembrerebbero scomunicati di fatto! Allora, aprire un po' di più le porte". Sono parole di Papa Francesco in una lunga intervista al quotidiano argentino La Nacion. Il Pontefice risponde a diverse domande sul Sinodo e sulle polemiche che lo hanno seguito riguardo a due temi precisi: la comunione ai divorziati risposati e l'accoglienza pastorale agli omosessuali, temi sui quali al Sinodo le proposte che chiedevano un prudente apertura non hanno raggiunto la maggioranza dei due terzi ma sono passate ugualmente con un largo consenso. Sul primo punto Bergoglio spiega: "Non è una soluzione dargli la comunione. Questo soltanto non è la soluzione: la soluzione è l'integrazione".

"Perché non possono essere padrini?", si chiede Francesco e ipotizza la risposta di un parroco: "No, guarda, che testimonianza vanno a dare al figlioccio?". "La testimonianza - replica il Papa - di un uomo e una donna che dicano: 'Guarda, caro, io mi sono sbagliato, sono scivolato su questo punto, ma credo che il Signore mi ami, voglio seguire Dio, il peccato non mi ha vinto, vado avanti'. Nell'intervista alla vaticanista Elisabetta Piquet (sua biografa e amica di vecchia data) Jorge Mario Bergoglio ipotizza anche cosa risponderebbe quello stesso parroco "se arriva uno di questi truffatori politici che abbiamo, corrotti, a fare da padrino ed è regolarmente sposato per la Chiesa". "Lei - domanda Francesco al suo immaginario (ma non troppo) interlocutore - lo accetta? E che testimonianza va a dare al figlioccio? Testimonianza di corruzione?'". "Il cardinale Kasper - ricorda il Papa - ha fatto delle ipotesi". Che cosa è successo? Alcuni teologi si sono spaventati davanti a queste ipotesi, e hanno preferito nascondere la testa. E hanno detto: mai la comunione eucaristica, sì quella spirituale". "Ma ditemi: non bisogna essere in grazia di Dio per ricevere la comunione spirituale?", risponde Francesco agli oppositori delle aperture. E in proposito, individuando l'altra via di soluzione del problema nello snellimento dei processi di nullità, cita il predecessore Benedetto XVI che, dice, "lo ha ripetuto due volte negli ultimi anni, che bisogna tenere in conto per la nullità matrimoniale la fede che aveva la persona al momento del matrimonio...". Infatti, "per molte persone, sposarsi è un fatto sociale. E l'aspetto religioso non emerge". "Come la Chiesa aiuta in questa circostanza? Se non sono preparati, chiude le porte?", si domanda il Pontefice.

Sulla questione dell'accoglienza pastorale ai gay, che in una bozza poi nemmeno messa ai voti era stata sintetizzata con l'espressione inglese "welcome", Francesco è ugualmente chiaro: "nessuno ha parlato di matrimonio omosessuale nel Sinodo. Quello di cui abbiamo parlato è come una famiglia che ha un figlio o una figlia omosessuale, come lo educa, come lo cresce, come si aiuta questa famiglia ad andare avanti in questa situazione un po' inedita. Dunque al Sinodo si è parlato della famiglia e delle persone omosessuali in relazione alle loro famiglie, perché è una realtà che incontriamo nei confessionali". "Sempre - rileva il Pontefice - ci sono timori, però perché non leggono le cose, o leggono una notizia in un giornale, un articolo, e non leggono quello che ha deciso il Sinodo, quello che si è pubblicato. Che cosa vale del Sinodo? La relazione post-sinodale, il messaggio post-sinodale, e il discorso del Papa. Io non ho paura di proseguire con questo cammino che è il cammino della sinodalità, è il cammino che Dio ci chiede. Il Papa è il garante, sta qui per questo".

"Il processo sinodale - afferma il Papa - non è un processo parlamentare, ma uno spazio protetto perché lo Spirito Santo lavori. E necessita di due qualità chiare: coraggio per parlare e umiltà per ascoltare. Questo è avvenuto molto bene". Bergoglio, ovviamente, ammette che "ci sono posizioni diverse, 'ma in un piano di ricerca della verità". "Lei - ha detto rivolto alla Piquet - mi può domandare: 'Ci sono però alcuni che sono molto ostinati nelle loro posizioni?'. "Sì - è la risposta - qualcuno ci sarà. Ma questo non mi preoccupa, bisogna pregare perché lo Spirito li converta, se ci sono stati alcuni di questi casi. Quello che si è avvertito è stata una ricerca fraterna di come affrontare i problemi pastorali della famiglia".

RATZINGER - Sul tema dei divorziati risposati si è espresso appunto anche Benedetto XVI. Il suo pensiero è stato riportato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine. L'esclusione dall'eucarestia per i divorziati risposati non vuol dire esclusione dalla vita della Chiesa; in particolare, i divorziati devono poter fare da padrini nel battesimo, afferma Ratzinger, che sottolinea di non voler in alcun modo interferire nel dibattito in corso o con l'insegnamento del suo successore, viene riportato quanto il papa emerito scrive in un testo in uscita nel quarto volume della sua opera omnia "sull'indissolubilità del matrimonio" che, riformulando le conclusioni possibiliste del 1972, esclude la possibilità per le coppie di divorziati risposati di accedere alla comunione. Ma queste coppie, è il pensiero di Ratzinger, "devono poter far parte di comitati ecclesiastici o poter fare da padrini".