Una manifestazione contro la violenza sulle donne: il rosso sangue è il colore dominante del corteo
Una manifestazione contro la violenza sulle donne: il rosso sangue è il colore dominante del corteo
di Nino Femiani Pensa di aver trovato l’amore, Angela (nome di fantasia). È una studentessa di 21 anni, è conquistata da Ismail Mahmed, 31 anni, egiziano con piccoli precedenti per droga, che ha conosciuto lo scorso autunno a piazza Cesare Battisti a Bari, luogo frequentato da studenti e migranti. E forse per quest’invaghimento si scatenano continui litigi e discussioni in famiglia. Poco prima di Natale lascia anche la casa di un’amica, presso cui aveva trovato momentanea ospitalità, e decide di andare a convivere con l’uomo, in una vecchia palazzina nel quartiere Libertà, una scelta che immagina le possa offrire un futuro...

di Nino Femiani

Pensa di aver trovato l’amore, Angela (nome di fantasia). È una studentessa di 21 anni, è conquistata da Ismail Mahmed, 31 anni, egiziano con piccoli precedenti per droga, che ha conosciuto lo scorso autunno a piazza Cesare Battisti a Bari, luogo frequentato da studenti e migranti. E forse per quest’invaghimento si scatenano continui litigi e discussioni in famiglia. Poco prima di Natale lascia anche la casa di un’amica, presso cui aveva trovato momentanea ospitalità, e decide di andare a convivere con l’uomo, in una vecchia palazzina nel quartiere Libertà, una scelta che immagina le possa offrire un futuro felice e libero.

E, invece, quella coabitazione è solo l’anticamera di un inferno, di un calvario che dura tre mesi. Segregata in casa, picchiata e maltrattata anche quando dice all’uomo che aspetta un figlio suo, prigioniera in un’abitazione da cui l’egiziano, gelosissimo, non le permette mai di uscire se non è lui ad accompagnarla. Per garantirsi l’assoluta impermeabilità con l’esterno le sottrae il cellulare e mette dei veti oscuranti alle finestre. Un vero carcere, senza neppure l’ora d’aria. A questo si aggiungono, racconta Angela agli agenti di polizia, l’insofferenza verso le donne frutto di un’osservanza fanatica e manichea della fede musulmana e gli scatti d’ira dovuti all’uso di droghe. "Non potevo denunciare, ma sapevo che prima o poi sarei scappata da questa prigione", sospira. In realtà ad aiutare la ragazza è una fortunata coincidenza: i controlli anti Covid in corso a Bari.

Sabato pomeriggio gli agenti notano Mahmed che staziona senza mascherina a piazza Umberto. Gli chiedono i documenti, lo vedono nervoso e irascibile, scatta la perquisizione e l’egiziano viene trovato in possesso di un coltello a serramanico. I poliziotti gli chiedono dove abitasse, sulle prime rifiuta di dare il domicilio, poi li accompagna a casa. E qui gli agenti notano subito una stranezza: nonostante abbia una regolare serratura, la porta è chiusa da un lucchetto che può essere aperto solo dall’esterno. Il magrebino rifiuta più volte di aprire, poi si convince a dare le chiavi permettendo agli agenti di trovare Angela. La ragazza, ancora sotto choc, racconta che Mahmed ha più volte abusato di lei, picchiandola e tenendola prigioniera. "Mi ha violentata ripetutamente, ora sono incinta", riferisce al personale del Centro Anti Violenza. Poi riporta un episodio di violenza particolarmente odioso: "Pur sapendo che ero incinta, mi ha dato una gomitata nella pancia". La vittima ripete di essere stata ripetutamente offesa e picchiata, anche pubblicamente in strada, con schiaffi in faccia e in testa e capelli tirati.

Tratto in arresto, l’uomo è condotto nel carcere di Bari e dovrà rispondere di sequestro di persona, violenza sessuale e porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. Sarà interrogato questa mattina, per la convalida dell’arresto, dal gip del Tribunale di Bari, Angelo Salerno. L’egiziano è arrivato in Italia con un permesso di soggiorno umanitario ed è in attesa di asilo politico. Per breve tempo ha svolto il lavoro di magazziniere in una ditta, poi è stato posto in cassa integrazione e si è arrangiato facendo il giardiniere.