Luigi Sbarra, 61 anni, è il segretario generale della Cisl da marzo di quest’anno
Luigi Sbarra, 61 anni, è il segretario generale della Cisl da marzo di quest’anno
di Claudia Marin Segretario, il Pd, i grillini e la Cgil sollecitano una legge sul salario minimo. La Cisl è d’accordo? "La nostra posizione – spiega Luigi Sbarra, numero uno della confederazione di Via Po – è molto chiara. Con la contrattazione collettiva noi oggi tuteliamo la quasi totalità dei lavoratori, garantendo loro un salario ben superiore alle soglie minime per legge di cui si discute. Il problema è estendere questa copertura a tutti gli altri lavoratori attraverso i contratti. Come anche la direttiva europea sollecita e come noi stiamo facendo con gli accordi nazionali con le grandi multinazionali, a partire dalla logistica, nel lavoro su piattaforma come quello dei rider e in altri settori dove prevale il lavoro sottopagato e lo sfruttamento". Ma perché,...

di Claudia Marin

Segretario, il Pd, i grillini e la Cgil sollecitano una legge sul salario minimo. La Cisl è d’accordo?

"La nostra posizione – spiega Luigi Sbarra, numero uno della confederazione di Via Po – è molto chiara. Con la contrattazione collettiva noi oggi tuteliamo la quasi totalità dei lavoratori, garantendo loro un salario ben superiore alle soglie minime per legge di cui si discute. Il problema è estendere questa copertura a tutti gli altri lavoratori attraverso i contratti. Come anche la direttiva europea sollecita e come noi stiamo facendo con gli accordi nazionali con le grandi multinazionali, a partire dalla logistica, nel lavoro su piattaforma come quello dei rider e in altri settori dove prevale il lavoro sottopagato e lo sfruttamento".

Ma perché, allora, non vi convince uno strumento che darebbe forza a questa impostazione?

"Il salario minimo per legge mette in pericolo tutti gli altri elementi retributivi della contrattazione nazionale (mensilità aggiuntive, Tfr, maggiorazioni, fondo pensioni, sanità integrativa, premi di produttività, automatismi di anzianità e così via) perché offre alle aziende un’alternativa ai contratti collettivi, con il rischio di comprimere verso il basso diritti e salari. Serve un passo avanti e non uno indietro sulle tutele: siamo nel Paese in cui i tribunali esaltano il valore della contrattazione e il Parlamento vuole legiferare sui salari. Un paradosso con venature di grottesco".

E, dunque, che cosa proponete?

"Fermiamoci e ricostruiamo i fondamentali punti di riferimento di questa delicata partita. Bisogna incentivare la contrattazione detassando non solo le intese aziendali sulla produttività ma favorendo la partecipazione agli utili e riducendo il cuneo fiscale su tutta la retribuzione. Facciamo un accordo su questo in vista nella prossima manovra".

Questo chiederete al premier Mario Draghi nell’incontro di domani?

"Noi sosteniamo l’esigenza di un grande patto sociale che metta al centro crescita, lavoro, equità, contrasto alle diseguaglianze ed alle povertà nella prospettiva di unire il paese. Questa è la strada se vogliamo superare la condizione di emergenza sanitaria e pandemica ed affrontare i ritardi strutturali dell’economia italiana. Abbiamo una straordinaria opportunità davanti a noi: quella di un’Europa che finalmente si presenta con il vero volto della solidarietà. Purtroppo è stata necessaria la pandemia per determinare questa forte discontinuità, questo cambio di paradigma".

Quali dovrebbero essere i pilastri dell’intesa?

"Occorre grande concretezza per un progetto Paese nel segno della corresponsabilità sociale. Il successo del Pnrr è legato alla messa a terra di interventi su innovazione e digitalizzazione, transizione ambientale ed energetica, inclusione sociale. Poi c’è il cammino delle riforme che sapremo avviare nella Pubblica amministrazione, nel sistema fiscale, nei servizi, nel modello di protezione sociale e delle politiche attive, nel miglioramento del sistema pensionistico orientato alla flessibilità e sostenibilità sociale. Le riforme economiche e l’attuazione del Pnrr devono viaggiare insieme".

Dovrete fare i conti, però, anche con le divisioni tra voi: Landini è a favore non solo del salario minimo, ma anche della legge sulla rappresentanza, anche per contrastare il dumping salariale e i contratti pirata.

"La via maestra per noi resta quella pattizia. Una legge che intervenisse a modificare i criteri che le parti si sono dati, o che ci esponesse ad aggiramenti e strumentalizzazioni successive di quei criteri, violerebbe i principi fondamentali della democrazia, dell’autonomia delle parti sociali e il diritto all’autodeterminazione delle persone. In tanti comparti, a partire dal manifatturiero, oggi abbiamo regole solidissime. Bisogna arrivare al traguardo anche negli altri segmenti costruendo affidamenti forti sia sul versante sociale che istituzionale".