Omicidio. Con questa accusa è stato arrestato il pusher che aveva ospitato in casa Maddalena Urbani, figlia di Carlo, medico che per primo identificò il virus della Sars che poi lo avrebbe ucciso. Ieri la polizia ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti dello spacciatore, al quale viene contestato in particolare "il dolo...

Omicidio. Con questa accusa è stato arrestato il pusher che aveva ospitato in casa Maddalena Urbani, figlia di Carlo, medico che per primo identificò il virus della Sars che poi lo avrebbe ucciso. Ieri la polizia ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti dello spacciatore, al quale viene contestato in particolare "il dolo eventuale, che consiste - spiega la Questura di Roma - nell’aver accettato di non chiamare direttamente i soccorsi, facendo intervenire delle persone non qualificate che avevano cercato, senza alcun esito, di salvare la Urbani".

Il 27 marzo scorso la 21enne fu trovata morta dai sanitari del 118. Maddalena si era sentita male a causa del troppo alcol ingerito, ma una volta giunta in casa dell’amico si era leggermente ripresa: aveva dormito tutta la notte e un’amica si era assicurata che stesse bene, salvo accorgersi - che non respirava più: solo a quel punto si era decisa a chiamare i soccorsi. L’appartamento, in condizioni fatiscenti e con la presenza di numerosi blister di psicofarmaci, era occupato dal siriano R.A, 64 anni, già agli arresti domiciliari per spaccio di sostanze stupefacenti. R.A. sarebbe finito pochi giorni dopo a Regina Coeli, dove gli è stato notificato il nuovo provvedimento. Il primo sopralluogo aveva portato alla scoperta di alcune dosi di eroina, di metadone e di un mix di psicofarmaci, il tutto a riprova che il siriano, nonostante la misura restrittiva, continuava il suo spaccio di droga: da qui la decisione di portarlo in carcere. Sul cellulare della ragazza, sequestrato, erano presenti delle chat con "Zio Cassi" - risultato essere proprio l’arrestato – che attestavano una diretta e pregressa conoscenza fra i due.